Sacco e Vanzetti

Nicola disse : "Signor giudice, so bene perche' sono qui :
perche' gli oppressori devono ammazzare gli oppressi per restare superiori.
Faccia come le pare, signor giudice".
Il giudice lo fece. Il 23 agosto di 80 anni or sono fu eseguita la condanna a morte di
Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti.
Due "dego" come chiamavano con disprezzo gli immigrati italiani, che per andare a morire in
America (uno calzolaio e l'altro pescivendolo) avevano fatto un lunghissimo viaggio. Il primo
dalla Puglia, il secondo dal Piemonte, sbarcati a soli 17 anni nella Boston del 1908.
Due extra-americani andati ad infettare, con le loro abitudini, la loro religione e le loro
pericolose idee anarchiche, una nazione che aveva solo bisogno di molte braccia a poco prezzo e
per questo ne aveva paura.
Intorno a quei due "poveracci" si scateno' la furia e la paranoia del "pericolo rosso" da parte
della societa' "civile".
Non bastarono alibi meticolosamente provati e decine di testimoni a favore.
Paradossalmente l'avvocato commise un errore fatale. Proprio l'aver trasformato il processo in un
processo politico, invocando la solidarieta' del mondo, di tutte le sinistre, degli intellettuali,
un'ondata di sdegno internazionale, proprio tutto questo servi' invece ad incutere nel giudice e
nella giuria un convincimento che a tutt'oggi non e' mai svanito : che il calzolaio e il
pescivendolo erano la minaccia rossa che avrebbe scardinato e divorato il sogno americano.
E che per questo, anche se innocenti, andavano eliminati.