programma del PdCI per la collettivita' italiana in Europa
"identita' e integrazione"


Primo, la dignita'.
individuiamo nella parola d'ordine: identita' ed integrazione, il cuore della nostra battaglia politica per la costruzione di una comunita' di connazionali italiani che abbia la capacita' di uscire dalla subalternita' nella quale si trova, conquistare coscienza del suo ruolo di classe e diventare e far parte della classe dirigente del paese ospitante.
Solo attraverso una politica di qualificazione culturale e linguistica delle nostre collettivita' queste diventeranno delle vere comunita'. Esse avranno quindi gli strumenti necessari per riconoscersi ed essere riconosciute: acquisire dignita'. In presenza di una integrazione sociale con a fronte una ghettizzazione identitaria. I Comunisti Italiani devono essere portatori quindi di una proposta complessiva forte che superi questa condizione di subordinazione.

scuole italiane bilingue in tutta Europa
Proprio perche' riaffermiamo il carattere di classe del lavoro e la necessaria unita' dei lavoratori, a prescindere dalla loro appartenenza nazionale, consideriamo che deprivare il singolo lavoratore, o gruppo di lavorati o cittadini, della propria identita' abbia come risultato il piegarlo in una condizione di inferiorita': perche' ha abbandonato il suo riferimento culturale e perche' gli "altri" lo considerano altro.
I Comunisti considerano la diversita' culturale ricchezza sociale, e la lotta il cemento unificante degli interessi di classe che vanifica anche le differenze linguistiche che pure sono importanti.
Non va insegnata solamente la lingua, e soprattutto nelle attuali modalita' alquanto modeste; va garantito il mantenimento dell'identita' culturale complessiva senza compiere pero' un dannoso isolamento dalla realta' sociale di riferimento (da qui la necessita' di una scuola bilingue). Tramite la scuola si mantiene l'identita' ma non si dimentica l'integrazione sociale nel paese di residenza. Scuole italiane ma bilingui, dalle elementari alla maturita'. La costruzione di scuole italiane bilingue nelle realta' dove e' numericamente significativa la presenza di connazionali e' dunque il primo indispensabile passo, nonche' quello principale.
Quindi chiediamo la riforma legge 153 sostituendo la vecchia legge e le proposte tremagliane con una nostra proposta che trovate nel sito della Federazione e nel dossier di questa conferenza. In questo ambito chiediamo la revisione del ruolo dei COASCIT e la radicale modifica del Regio Decreto 1940 sull'istituzione scuole italiane all'estero, della 604/82 e della 297/94

riforma dei consolati
A tale proposito dobbiamo elaborare una lista di rivendicazioni che migliorino la nostra qualita' della vita quando andiamo per documenti in Consolato.
Dobbiamo chiedere una riforma dei Consolati per quanto attiene ai loro compiti ed il ruolo di servizio per il cittadino, nonche' un loro conseguente potenziamento. Riforma della forma e dell'essere Consolato per trasformarlo da ufficio anagrafico dello Stato a sportello totale al servizio dei cittadini. Soprattutto qui nell'Unione europea.
Il nuovo consolato, per esempio, deve poter rilasciare ogni tipo di documento: dalla carta d'identita' al duplicato della patente e garantire il servizio di assistenza giuridica (penale e civile) ed uffici notarili a tariffe sociali.
L'elenco delle rivendicazioni ovviamente andra' fatto nell'ambito dell'elaborazione collettiva di una proposta di legge quadro che definisca il nuovo ruolo del consolato, in particolare nell'Ue, le particolari competenze delle istituzioni (Comites e CGIE) e degli organi (Coacit etc.) "consolari", e quindi dei fondi allocati etc. Non potra' non essere previsto il potenziamento dell'organico dei corrispondenti consolari e definizione legislativa della trasparenza del loro operato, dell'utilizzo dei fondi allocati al riguardo e possibilita' di delega per la certificazione.

voto all'estero
L'esperienza deelle votazioni referendarie ci da' la misura della dabbenaggine della legge 459/2001 e regolamento di applicazione sul voto per gli italiani residenti all'estero.
Stiamo costituendo la casistica dei problemi che noi tutti abbiamo incontrato e di certo non mancano elementi per raccontare il ridicolo se non la farsa di quella che viene definito diritto di voto.
Sono mancate le informazioni di base ai connazionali, e quando sono arrivate esse sono state difformi: le schede elettorali dovevano essere inviate in date diverse a Consolati di citta' diverse (tipo al Consolato di Bruxelles entro il 5 del mese, a quello di Monaco di Baviera entro il 12). Enormi ed inqualificabili le disfunzioni che si sono verificate sia per quanto attiene all'anagrafe dei votanti (dati non verificati e discrepanza tra le varie istituzioni dello Stato) che per quanto concerne l'invio delle schede: alcuni connazionali non hanno ricevuto le schede, altri quelle di altri ancora. In una stessa famiglia alcuni membri della medesima hanno ricevuto le schede altri no. E poi, sempre per esempio, in Francia lo sciopero delle poste ha inciso voto?
Possiamo gia' affermare, senza tema di smentita, che non e' stato garantito il diritto di voto per gli italiani residenti all'estero ed iscritti all'Aire. Tale situazione non deve in nessun modo riprodursi e dobbiamo lavorare per la preparazione di una legge elettorale piu' consona al diritto ed alla dignita' degli italiani residenti all'estero. Una legge che preveda l'abolizione del voto per corrispondeza e l'istituzione di sezioni elettorali in tutte le sedi consolari, e seggi mobili (come quelli per gli ospedali, come e' previsto in Italia, per esempio) per le zone dove a fronte della presenza di connazionali non vi siano strutture consolari.

Comites
In questo contesto dobbiamo impegnarci nel lavoro politico, con la nostra massima partecipazione ai Comites e gli altri organismi istituzionali che curano gli interessi degli italiani all'estero.
Abbiamo, dovunque, tranne che a Colonia dove i Ds per loro divisioni ne hanno costituite 2 diverse tra di loro, costruito liste unitarie per le elezioni scorse. La campagna elettorale per il rinnovo dei Comtes ci ha permesso un maggiore contatto con i connazionali ed ha fatto conoscere le nostre compagne ed i nostri compagni. Dovunque ci siamo presentati abbiamo riscontrato risultati eccellenti se, soprattutto, li compariamo alla nostra realta'.
La nostra presenza nei Comites, ma in futuro dobbiamo anche averne nella CGIE, e' l'elemento importante per continuare anche in sede istituzionale le lotte che dobbiamo organizzare per sollevare la nostra vita di italiani in Europa dalle perpetue ed innumerevoli angustie relazionali con l'amministrazione della penisola.
Ai Comites va dato un ruolo di direzione politica di attivita' specifiche sul territorio, un bilancio di gestione di attivita' a favore dello sviluppo delle nostre comunita' e un ruolo di reale e concreto controllo sul Consolato.

ulteriori proposte
sono qui indicate solo per titoli ma sono chiarissime ad ognuno di noi :
- nuovo e diverso ruolo degli IIC e generalizzazione degli accordi culturali come quello stipulato con la Francia nel 1949;
- diritto di voto alla elezioni comunali dopo 4 anni di residenza;
- rafforzamento dei legami con le istituzioni dello Stato e delle Regioni e fra le associazioni italiane;
- effettiva "libera" circolazione dei lavoratori con l'eliminazione del permesso di soggiorno.