Partito dei Comunisti Italiani - Federazione Europa
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Oliviero Diliberto a Zurigo
Oliviero Diliberto a Zurigo
La visita del segretario nazionale del PdCI, compagno Oliviero Diliberto, arrivato a Zurigo sabato 29 marzo per presentare il programma della Sinistra Arcobaleno insieme alla candidata Marisa Corazzol, e' stata un successo a tutto tondo. All'incontro riservato alla stampa tenutosi nella storica sede della Sinistra internazionale, nella Josefstrasse 102, dove il segretario ha rilasciato interviste sia alla radio, che alla televisione ed alla stampa, ha fatto seguito l'assemblea pubblica svoltasi nella Volkshaus. Qui Diliberto, visibilmente soddisfatto dell'accoglienza calorosa e sincera del pubblico zurighese, ha posato per foto sotto la targa dedicata a Lenin, foto con il pubblico, e, dopo aver fumato uno dei suoi immancabili sigari, ha iniziato la conferenza insieme alla candidata alla Camera per il PdCI Marisa Corazzol. Al tavolo dei relatori, al quale erano presenti anche Roberto Galtieri, segretario della Federazione Europa e Antonella Montesi, segretaria della Sezione Svizzera del PdCI, la parola e' stata presa da Marisa Corazzol che ha illustrato i punti del suo programma elettorale. Tanti i temi toccati, tutti d'importanza fondamentale per il popolo degli italiani all'estero: dal potenziamento dei Consolati al rilancio dei Comites. Dalla riforma dei corsi di lingua e cultura italiana in Europa, all'adeguamento delle pensioni e della fiscalita'. Marisa Corazzol ha spiegato con grande competenza e cognizione di causa argomenti che nella sua lunga esperienza di italiana residente all'estero ha avuto modo di conoscere e trattare personalmente. L'impegno in prima persona nel sociale, nel mondo politico e culturale l'hanno portata a conoscenza di realta' di cui ha visto l'inadeguatezza e il bisogno di cambiamento: questi i contenuti con i quali si presenta al pubblico in questa tornata elettorale. E' quindi intervenuto il segretario Oliviero Diliberto per illustrare la situazione politica italiana ed il ruolo della Sinistra Arcobaleno nell'attuale panorama politico. Per chi lo conosce ed e' abituato ad ascoltarlo nei suoi interventi pubblici a "Porta a porta", a "Ballaro'" non e' stato difficile ritrovare la lucidita' d’analisi e la chiarezza espositiva che contraddistinguono lo stile di questo grande oratore. Diliberto e', oltre che un politico consapevole e preparato, una persona che sa parlare agli astanti, che sa sintonizzarsi con chi l'ascolta. Esordisce parlando dell'attuale campagna elettorale, definendola la piu' anomala della storia politica italiana. Una campagna dove sono cambiati gli schieramenti: non c'e' piu' la destra e la sinistra, non c'e' piu' scelta; con Veltroni e Berlusconi si va verso un bipartismo, non un bipolarismo, all'americana. Due schieramenti che presentano un programma piu' o meno uguale, infatti si accusano a vicenda di esserselo copiato, dove l'alternativa e' azzerata, annullata. Di Veltroni parla a lungo, dice che ha la responsabilita' storica di consegnare il Paese a Berlusconi: i sondaggi accreditano la Sinistra Arcobaleno dell'8%, esattamente lo scarto che divide il Pd dal Pdl. Se Veltroni si fosse unito alla Sinistra Arcobaleno avrebbe sconfitto Berlusconi, invece ha preferito unirsi a due forze disunitarie per eccellenza: Di Pietro, in lite sempre con tutti e i radicali di Pannella, da sempre sul fronte della rottura. Continua parlando degli abusi commessi ai danni della Costituzione, della riforma scolastica della Moratti che ha riportato la scuola al sistema classista di oltre 40 anni fa, quando i figli dei ricchi andavano al liceo e quelli degli operai alla scuola di avviamento professionale. Bello e istruttivo ascoltare chi come Diliberto conosce bene la realta' italiana e sa raccontarla senza giri di parole, senza usare il "politichese". Conclude tornando a parlare di quello che e' un leitmotiv della sua visione politica: la diversita' comunista, il non essere omologati, uguali a tutti gli altri. Una diversita' che si manifesta in gesti piccoli ma significativi: come ad esempio il non essere attaccati alle poltrone, e lasciare quindi il proprio posto di capolista alla Camera ad un operaio della produzione: Ciro Argentino della Thyssen (la fabbrica dove morirono 7 operai in un tragico incidente sul lavoro). Tante le domande dei connazionali, soprattutto su questo gesto di Diliberto: "Adesso cosa farai compagno Diliberto?". "Torno a fare il professore" - e' stata la sua risposta - "la politica si puo' fare anche al di fuori delle istituzioni". Antonella Montesi
FFS CARGO: DICHIARAZIONE DI OLIVIERO DILIBERTO
"Il Partito dei Comunisti Italiani (PdCI) segue con attenzione e interesse la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori dell'Officina Cargo delle Ferrovie Federali Svizzere di Bellinzona ed esprime la propria solidarieta' a tutte le operaie e gli operai coinvolti. Lo sciopero dei lavoratori del sito industriale di Bellinzona e' una legittima battaglia per garantire il proprio posto di lavoro, e un segnale coraggioso e importante che contrasta le politiche neo-liberiste che, non solo in Svizzera ma in tutta Europa, stanno minando i diritti dei lavoratori e smantellando il servizio pubblico. Le lavoratrici e i lavoratori delle Officine di Bellinzona sono un esempio di determinazione e di lotta, in quanto gridano con la dignita' tipica di una classe operaia data per dispersa, invisibile, la contrarieta' alle sciagurate ristrutturazioni aziendali che tengono conto unicamente del profitto e della speculazione. Tutto cio' a scapito di intere famiglie e del tessuto economico di un'intera regione, quella del Canton Ticino. Tali ristrutturazioni hanno per compito quello di distruggere tutto quanto e' pubblico, per metterlo nelle mani di privati. Privati meno vincolati da obblighi contrattuali a favore dei salariati. Il PdCI ribadisce quindi piena solidarieta' ai lavoratori e saluta i compagni e le compagne ticinesi impegnate in questa lotta per la dignita' e i diritti ! "
FFS CARGO: Dopo la Boillat, FFS Cargo. Chi sarà il prossimo? Berna, 9 marzo 2008
Il Comitato centrale del Partito Svizzero del Lavoro, riunito a Berna l'8 marzo 2008, si felicita per il forte sostegno popolare mostrato il medesimo giorno a Bellinzona, durante la manifestazione contro lo smantellamento delle officine FFS Cargo. Il PSdL vuole inoltre esprimere tutta la sua solidarieta' agli operai e alle loro famiglie ed esprimere un'opposizione risoluta alle scelte manageriali dell'azienda. Il Partito Svizzero del Lavoro considera che i licenziamenti decisi da FFS Cargo sono la conseguenza logica della politica neo-liberale, che va a toccare anche i servizi pubblici, negandone quindi i principi fondamentali. Le emozioni che suscitano queste misure sono comprensibili, tuttavia sembra che esse siano destinate a ripresentarsi sempre piu' di frequente se il sistema non verra' modificato nella sua globalita'. In quest'ottica, l'attitudine di una parte delle personalita' e dei partiti che oggi si oppongono alle conseguenze delle decisioni di FFS Cargo, e' particolarmente ipocrita. In effetti, questi stessi attori politici sono stati e sono ancora i fautori della logica di privatizzazione e di smantellamento dei servizi pubblici. Sono anche gli oppositori ad ogni proposta progressista in materia di diritto del lavoro, per esempio una regolamentazione contro i licenziamenti abusivi. Il Partito Svizzero del Lavoro ci tiene ad esprimere nuovamente una viva solidarieta' con i salariati e le salariate e le loro famiglie. Il partito ed i suoi membri parteciperanno attivamente alla ricerca di soluzioni migliori a questa nuova crisi e saranno in prima fila nel movimento di generosita' in favore delle persone toccate. Per qualsiasi informazione supplementare : Leo Schmid, membro del Comitato centrale del Partito Svizzero del Lavoro : 079.373.23.13 http://www.pst.ch
sinistra federata
Un soggetto unitario, plurale e federato. Questo e' il primo importante esito dell'avvio dei lavori del coordinamento nazionale per l'unita' della sinistra. Il nostro Partito presente con Sandra Cerusico, Orazio Licandro, Gloria Malaspina e Jacopo Venier ha posto alcuni punti fermi dall'esigenza di unire la sinistra alla preservazione delle identita' come elementi di ricchezza e non di inutile zavorra, dall'assemblea generale della sinistra alla scelta di un simbolo unitario evocativo, con una carica comunicativa cosi' forte da favorire l'istintiva identificazione del popolo della sinistra.
Dopo la grande manifestazione popolare del 20 ottobre e le crescenti aspettative di unita', l'appuntamento dell'8 e 9 dicembre rappresentera' allora un altro passaggio cruciale della nuova sinistra italiana lungo il difficile, faticoso ma appassionante versante della costruzione dell'unita'. Un altro grande appuntamento in cui il popolo della sinistra sara' chiamato a partecipare all'ambizioso progetto di federare le forze della sinistra, e che dovra' vedere nuovamente il Pdci come fondamentale protagonista.
Ma sara' anche un'occasione straordinaria che ci consentira' di parlare ad un'opinione pubblica assai piu' vasta con il meglio della cultura italiana di sinistra e progressista, attraverso un'intera giornata dedicata ai temi piu' caldi: dal lavoro ai diritti individuali, dai saperi alla pace, dall'ambientalismo alla legalita' e alla lotta alla mafia, per gettare le fondamenta di una Carta degli intenti che segnera' il profilo, la fisionomia della nuova sinistra unita e federata. Unita', dunque. Unita' che significhera' federazione di tante soggettivita', delle diversita' attraverso cui oggi si declina il carattere plurale della sinistra italiana. Senza alcuno scioglimento, senza alcuna abiura o rinuncia ad identita', storie, tradizioni, valori, senza alcuna relegazione in soffitta tra i polverosi ricordi di famiglia dei rispettivi simboli.
Ecco perche' il rafforzamento del nostro Partito non deve avere soste, ma continuare incessantemente con assoluta determinazione in ogni angolo del Paese, consapevoli che piu' forti saranno i Comunisti Italiani e piu' forte e salda sara la nuova sinistra federata. Orazio Licandro - Responsabile nazionale dell'organizzazione
Il PdCI in Svizzera si mobilita a sostegno dei lavoratori dell'edilizia che li vede battersi in questa difficile prova di forza contro l'associazione degli impresari-costruttori e chiamano a raccolta i militanti ed i simpatizzanti invitandoli ad organizzarsi per la riuscita della manifestazione indetta dal Sindacato UNIA il 22 settembre a Zurigo. Qui di seguito sono riportate le ragioni per le quali l'UNIA ha indetto la manifestazione.
Lettera dell'UNIA
Cari compagni, care compagne,
come forse gia' avete sentito, nell'edilizia stiamo per avere uno dei piu' gravosi conflitti degli ultimi 80 anni. L'associazione degli impresari-costruttori ha disdetto per la fine di settembre il piu' importante contratto collettivo esistente in Svizzera. La situazione e' alquanto preoccupante per il futuro in generale del partenariato sociale in Svizzera. Questa disdetta avra' dunque delle ripercussioni che vanno ben oltre il settore dell'edilizia. Con la disdetta da parte padronale non solo sono messi direttamente in questione diritti acquisiti in ambito di salari, ore di lavoro, vacanze ecc. per i lavoratori dell'edilizia principale (attualmente sono piu' di 12.000 gli italiani che lavorano nell'edilizia), indirettamente sono toccati anche tutti gli altri settori. E' inutile dire che se non sara' trovata una soluzione al conflitto, la questione si riporra' anche nell'ambito degli accordi bilaterali. Non dobbiamo dimenticare che la libera circolazione delle persone tra Svizzera e UE e le relative misure d'accompagnamento sono un importante passo avanti per i migranti. Tuttavia e' evidente che con la disdetta del contratto collettivo gli impresari-costruttori vogliono mano libera invece di collaborare realmente per migliorare l'applicazione delle misure d'accompagnamento. Senza contratto si mettono in pericolo efficaci strumenti di lotta contro il dumping salariale e sociale e cosi' facendo c'e' il rischio di fomentare in ampi strati della popolazione un risentimento contro gli stranieri.Per tutti questi motivi faremo tutto il possibile affinche' si possa arrivare ad una svolta:
* il 22 settembre 2007, ore 13.30, ci sara' una grande manifestazione nazionale a Zurigo
* attualmente si stanno organizzando delle votazioni in tutti cantieri della Svizzera per poter ricorrere allo sciopero
* e' in corso un vasto appello alla solidarieta' (vedi www.unia.ch) Vi aspettiamo tutti il 22 settembre a Zurigo per difendere i nostri diritti!Vi aspettiamo tutti il 22 settembre a Zurigo per difendere i nostri diritti!
Inoltre per un'informazione a larga scala abbiamo prodotto un giornale per l'edilizia con le informazioni sulla situazione. Il giornale puo' essere ordinato gratuitamente e distribuito nei locali vari. Naturalmente siamo disposti anche a scrivere articoli, dare interviste ecc. per i vostri organi d'informazione.
Spero di poter contare come sempre sulla vostra preziosa collaborazione.
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Importante sentenza del Tribunale federale elvetico.
Meno problemi per il pensionato AVS che ritorna in Svizzera ZURIGO
Fino a pochi anni or sono gli emigrati italiani in Svizzera, arrivati all'eta' della pensione di vecchiaia, anche se cio' significava allontanarsi dai figli e dai nipoti, realizzavano il sogno di una vita. Cioe' rientravano quasi sempre in Italia: chi per godersi il frutto di una vita di sacrifici, ovvero l'appartamento o la casetta di proprieta'; chi per trascorrere la vecchiaia in un ambiente culturalmente piu' familiare; chi convinto di trovare una situazione finanziaria piu' tranquilla, anche grazie al cambio favorevole del franco svizzero con la lira che, di mese in mese, rendeva sempre piu' pesante la pensione AVS. Poi e' arrivato l'euro con il risultato che il costo della vita in Italia si e' sempre piu' avvicinato a quello della Svizzera ed il vantaggio legato al vecchio cambio franco-lira non solo e' cessato ma addirittura invertito a causa del lento, ma continuo, deprezzamento del franco svizzero nei confronti dell'euro, e quindi ci si accorge che, anche in Italia, e' diventato difficile arrivare a fine mese pur da "pensionati svizzeri". Poi arrivano gli acciacchi dell'eta' e ci si accorge che, con il passare degli anni, affrontare la vecchiaia lontano dai figli e' una complicazione in piu', soprattutto quando, prima o dopo, viene a mancare il coniuge e si resta soli. Cosi' sono sempre di piu' gli ex-emigrati italiani che, una volta rimpatriati, tornano nuovamente in Svizzera per stare vicino ai figli e, se e' il caso, a fare i nonni. Ma qui cominciano, spesso, a sorgere i problemi di carattere economico. Infatti se vivere in Italia con la sola rendita AVS, oggi, non e' piu' cosi' conveniente come nel passato, vivere da pensionati in Svizzera e' ancora piu' difficile, in particolare per coloro che non hanno anche una rendita del Secondo Pilastro! Ovviamente il sistema sociale e previdenziale elvetico, con le così dette rendite completive, garantisce il minimo vitale ai titolari di una rendita AVS-AI e quindi anche i pensionati italiani, con redditi modesti, residenti, in Svizzera, possono avvalersi di tali prestazioni. Rendite completive che, si badi bene, non sono assolutamente un'elemosina (secondo una errata e consolidata convinzione di tanti emigrati italiani) bensi' un diritto. Si', un vero e proprio diritto, avendone, beninteso, i relativi requisiti previsti dalla legge federale elvetica. Lo testimonia anche la vicenda accaduta ad una cittadina italiana che, dopo molti anni di emigrazione in Svizzera, era rientrata con il marito in Italia e che, dopo la morte del coniuge, essendo rimasta sola, ha deciso di tornare in Svizzera per stare vicino alla figlia che, a suo tempo, non aveva seguito i genitori in Italia. Una volta residente in Svizzera (nel Cantone di Neuchatel), avendo come reddito la sola pensione AVS e quindi un reddito insufficiente per vivere in questo Paese, questa signora italiana ha richiesto la rendita complementare che, tuttavia, le e' stata rifiutata dalla Cassa di Compensazione AVS (l'INPS svizzera, per intenderci) poiché, essendo una straniera, doveva maturare il requisito di dieci anni di residenza in Svizzera per averne diritto (con il rimpatrio la residenza precedente non aveva piu' alcun valore). Ebbene, per vedersi riconoscere questo diritto, questa cittadina italiana ha dovuto ricorrere sino al Tribunale Federale (la massima istanza giudiziaria elvetica) che le ha dato ragione. Infatti, secondo il giudice, essendo una cittadina comunitaria, a seguito dell'Accordo Svizzera-Unione Europea sulla libera circolazione delle persone del 2002, i suoi diritti socio-previdenziali debbono essere gli stessi dei cittadini elvetici senza alcuna discriminazione e quindi senza dover maturare una residenza di dieci anni in Svizzera per accedere a tale prestazione sociale, un requisito richiesto invece agli immigrati extracomunitari. Una sentenza che potra' essere molto utile anche a tutti quei cittadini italiani (o comunitari) che si dovessero trovare nella stessa situazione.
INCACGIL di BIRR/4 luglio 2007Pensioni, calcoli, sentenze. ZURIGO
Si tra gli italiani residenti in Svizzera, sia tra gli ex emigrati e, ancor di piu', tra gli ex-lavoratori italiani frontalieri, ma non solo, vi sono decine di migliaia di pensionati che, grazie alla Convenzione italo-svizzera di sicurezza sociale in vigore prima degli accordi bilaterali Svizzera-Unione Europea, avevano ottenuto la pensione di anzianita' italiana (35 anni di assicurazione) con il trasferimento della contribuzione svizzera all'INPS. Una pensione che all’epoca era molto appetibile tra i lavoratori italiani in Svizzera non tanto per il suo ammontare quanto per gli anni di anticipo con i quali essa consentiva di andare in pensione rispetto a quella dell’AVS svizzera. Poi e' accaduto che nel mese di marzo 2004 la Corte di Cassazione italiana, con una sua sentenza, dette ragione ad un ex-emigrato di Bergamo che aveva contestato all'INPS il criterio con il quale l’Istituto previdenziale italiano aveva utilizzato la sua contribuzione elvetica per il calcolo della sua pensione di anzianita'. In estrema sintesi la sentenza citata obbligava l'INPS a ricalcolare la pensione di questo ex-emigrato in Svizzera sulla base della retribuzione da lui effettivamente percepita in Svizzera negli ultimi cinque anni di lavoro precedenti il pensionamento, diversamente da quanto veniva fatto dall'INPS che, invece, riparametrava tale retribuzione tenendo conto della diversa aliquota contributiva elvetica ed italiana. Da questo diverso sistema di calcolo, per l'ex-emigrato bergamasco, l'importo della pensione italiana gia' liquidatagli dall'INPS veniva piu' che raddoppiato! Naturalmente, una volta che questa sentenza e' divenuta di dominio pubblico, migliaia e migliaia di ex-emigrati, che avevano anche ottenuto la pensione italiana con il trasferimento della loro contribuzione svizzera, si sono affrettati a ricorrere contro l’Istituto Nazionale Italiano della Previdenza Sociale avvalendosi di quella stessa sentenza della Corte di Cassazione e, da parte loro, molte sedi INPS avevano cominciato ad accogliere i ricorsi pendenti ed a ricalcolare tali pensioni. L'onere per le casse dell'INPS, e quindi per lo Stato italiano, secondo alcune stime, sarebbe stato di diversi miliardi di euro, cosi' che (si sussurra, per sollecitazione della Corte dei Conti, il cui compito e' anche quello di vigilare sulle amministrazioni dello Stato, cosi' da prevenire ed impedire sperperi e cattive gestioni) nella Finanziaria italiana del 2007 - Legge 27 dicembre 2006, n. 296 - e' stata inserita una norma interpretativa (articolo 1, comma 777) che, praticamente, riconosce come corretto il calcolo della contribuzione elvetica utilizzato dall'INPS prima della sentenza della Corte di Cassazione bloccando, cosi', tutti i ricorsi pendenti contro l’INPS. Dopo di che, non per niente l'Italia e' considerata la "patria del diritto", la Corte di Cassazione, lo scorso mese di marzo, ritenendo che possa sussistere "il presupposto della non manifesta infondatezza della questione di costituzionalita'" dell'articolo 1, comma 777, della Legge Finanziaria 2007, ha rinviato alla stessa Corte Costituzionale la questione di legittimita' di tale norma. Ovviamente questa vicenda sta tenendo in grande ansia tutti quei pensionati italiani che potrebbero essere lautamente gratificati dal ricalcolo della loro pensione a seconda di quanto decidera' la Corte Costituzionale per cui si deve solo sperare che l'attesa non sia eccessivamente lunga come, purtroppo, accade spesso con il sistema giudiziario italiano. Nel frattempo e' consigliabile che tutti gli interessati, per non perdere eventuali diritti, in caso di una decisione a loro favorevole, si attengano scrupolosamente alle indicazioni del loro patronato di fiducia!
la casa d'Italia il 19 novembre a Zurigo
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Una platea protagonista, con la Politica all'ascolto
il PDCI a Zurigo
di Massimo PilleraCi sono incontri che si descrivono per dovere di cronaca, altri invece che si raccontano perche' ti lasciano addosso, appiccicati addosso, frammenti di saggezza. Quello di domenica 19 novembre 2006 alla Casa d'italia di Zurigo e' uno di quelli da raccontare. Era da tempo che non ci si incontrava a Zurigo per fare il punto dopo i momenti che quella stessa sala ha vissuto in aprila durante le elezioni politiche. Il merito di aver provocato questo dibattito e' stato del Partito dei Comunisti italiani. "Un piccolo partito, che ha il senso del proprio limite, ma che cresce e si distingue per la serieta' del suo agire politico". Queste alcune delle parole del messaggio di Diliberto, trattenuto a Roma dalla votazione sulla finanziaria. Un incontro impostato sull'ascolto, un dibattito ricco di domande e di punti interrogativi piu' che di risposte. Un evento che ha reso protagonista la sala Pirandella della Casa d'Italia piu' che il lavoro dei relatori. Il "facilitatore dell'incontro" e' stato il senatore Luigi Marino, gia' capogruppo del PDCI al Senato, aiutato da Roberto Galtieri responsabile del partito all'estero. L'animazione tutta Sarda di Giovanni Urracci ha dato il ritmo alla serata. Presenti i rappresentanti della comunita' italiana di Zurigo; Luciano Alban, presidente del Comites che ha sottolineato l'importanza dell'incontrarsi tra culture diverse, ed ha apprezzato, facendosi apprezzare, questo momento di cui si sentiva la mancanza a Zurigo. L'Italia dei valori con il suo responsabile Francesco Di Benedetto ha portato i saluti dell'on. Antonio Razzi trattenuto a Roma per le votazioni. Un membro della segreteria dei DS Loiudice, che ha salutato i compagni invitandoli ad una maggiore decisione nel rapporto con le piazze, riferendosi agli avvenimenti romani del giorno prima. Gli insegnanti hanno sottolineato quanto importante sia capire che dall'estero lo sguardo all'Italia e' differente ma anche per questo forse piu' profondo. Critiche all'on. Narducci per il troppo accorato impegno sulla difesa dei corposi stipendi di ambasciatori e consoli sono giunti dagli interventi, che hanno lamentato di contro una poca attenzione dello stesso alla vertenza dei contrattisti. Un dibattito vero senza filtri. Tanta voglia di continuare a parlarne ma i tempi degli aerei impongono la brevita'. Un operaio di Gragnano pero' attira l'attenzione, per un suo intervento che potremmo titolare "a munnezza"; in sostanza, ma con una teatralita' indimenticabile, chiede a tutti perche' non riusciamo a risolvere i problemi della "munnezza" in Campania, per la quale egli regolarmente paga le tasse, ed invece risolviamo quelli di Zurigo, citta' senza immondizia grazie all`Italia, perche' ha un termovalorizzatore potentissimo, efficientissimo made in Italy. Insomma un'incursione in territorio amico dei Comunisti di Diliberto, oggi al governo del Paese e che hanno capito a Zurigo, nella Casa d'Italia, quanto senso di responsabilita' hanno gli italiani all'estero che, con il loro voto, ad aprile hanno battuto Berlusconi.
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Straordinario successo dell'iniziativa
nonostante il compagno Diliberto non abbia potuto partecipare poiche' bloccato a Montecitorio dal voto di fiducia sulla finanziaria la grande sala della Casa d'Italia era piena. Piena di facce nuove: compagne e compagni interessati, preparati e pieni di domande alle quali ha risposto il compagno Luigi Marino, resposansabile economico del Partito ed ex capogruppo del PdCI al Senato. Il compagno Roberto Galtieri, segretario della federazione Europa ha letto
la lettera di scuse per l'assenza del compagno Diliberto.
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Deludente. L'art. 85, comma 6, della Finanziaria per il 2007, intitolato "Misure in materia previdenziale", prevede una disposizione tendente al superamento del contenzioso venutosi a creare in seguito ad alcune Sentenze della Corte di Cassazione relative al trasferimento dei contributi di lavoratori italiani dalla Svizzera in Italia ed alla presa in considerazione della relativa retribuzione pensionabile.
Si tratta dell'unica disposizione importante inserita nella Finanziaria che interessa direttamente i diritti dei lavoratori italiani emigrati. Infatti la legge presentata dal Governo non prevede invece (almeno per ora) i provvedimenti che i nostri connazionali richiedevano: la sospirata sanatoria per gli indebiti pensionistici, l'istituzione dell’assegno di solidarieta' ed il ripristino della normativa sulla "no tax area" per i residenti all’estero che era stata abolita dal Decreto Bersani (la no-tax area era stata esclusa da tale Decreto relativamente ai redditi di contribuenti non residenti ma assoggettati a tassazione in Italia - comma 22, dell'articolo 36 del decreto n.433 del 4 luglio 2006).
Ma torniamo all'art.85, comma 6, della legge finanziaria per il 2007. E' un provvedimento che delude le aspettative di decine di migliaia di lavoratori italiani emigrati prima in Svizzera e poi rientrati in Italia chiedendo il trasferimento dei contributi versati in Svizzera, ed i quali in virtu' di alcune sentenze della Corte di Cassazione a loro favorevoli, avrebbero potuto ottenere, anche con un semplice ricorso amministrativo all’Inps, un aumento considerevole delle loro pensioni italiane. L'art.85, comma 6, infatti chiarisce come deve essere determinata la retribuzione pensionabile in caso di trasferimento presso l’assicurazione generale italiana dei contributi versati ad Enti previdenziali di Paesi esteri in conseguenza di convenzioni internazionali di sicurezza sociale (la possibilita' di trasferimento dei contributi e' stata prevista appunto fino al 2002 dall'accordo con la Svizzera). Con tale disposizione il legislatore ha introdotto un nuovo meccanismo di calcolo che in pratica sconfessa la Corte di Cassazione che con alcune sentenze negli ultimi anni aveva riconosciuto il diritto dei lavoratori italiani emigrati in Svizzera, in caso di trasferimento dei contributi versati presso l'assicurazione sociale svizzera, alla determinazione del trattamento pensionistico italiano secondo le generali modalita' di liquidazione e, cioe', sulla base della effettiva retribuzione percepita nell'ultimo periodo lavorativo. Fino alla sentenze della Corte di Cassazione, tale calcolo era stato invece effettuato dall’Inps prendendo a riferimento come base la retribuzione svizzera RIPARAMETRATA sulla base dell’aliquota contributiva notevolmente piu' bassa rispetto a quella vigente in Italia, con conseguente riduzione della retribuzione pensionabile. Ora con il nuovo meccanismo di calcolo relativo a contributi trasferiti introdotto dalla Finanziaria ( che praticamente reintroduce il meccanismo di calcolo meno favorevole ai lavoratori adottato prima delle Sentenze della Suprema Corte), l'Inps risparmierà potenzialmente (nel senso che i ricorsi dei pensionati interessati non saranno piu' validi) centinaia di milioni di Euro. Un beneficio senz'altro per le Casse dello Stato ma a detrimento di migliaia di ex emigrati in Svizzera. Qualche considerazione generale. Le risorse per gli Italiani all'estero sono inferiori a quelle dell'anno precedente che non aveva una rappresentanza Parlamentare come l'attuale. Ben 18 rappresentanti. Il massimalismo non ci appartiene. La situazione e' sicuramente difficile. Occorre affrontare i numerosi problemi con gradualita'. Come diceva Lao Tse, se devi fare mille chilometri muovi il primo passo. Nella Finanziaria questo passo non c'e'. Va bene un passo ma in avanti e non indietro ( no-tax area ). Cio' che non e' condivisibile risiede nei diversi pesi e misure, per l'Italia e per l'estero. Equita' e sostegno a coloro che sono piu' in difficolta' deve valere anche per gli indigenti Italiani.
L'assegno di solidarieta' venne bocciato per tre legislature dal governo di centrodestra. Ed ora? L'Inps, a parte le considerazioni, non certo trascurabili sui contributi svizzeri, ha tagliato, dopo la campagna Red 160 milioni di Euro ai pensionati all'estero, l'assegno di solidarieta' ne costa 60. Un provvedimento di giustizia ed equita' innanzitutto tra Italiani.
La nostra critica e' molto severa.
dopo aver cantato "spunta la luna sul monte" e dopo essersi distaccato dai Tazenda, e' arrivata la morte.
Ad Andrea Parodi
La notizia della Tua scomparsa ha creato in noi una profonda tristezza, la Tua forza ed il coraggio dimostrato nell'ultimo anno di vita rimarranno come testimonianza del Tuo grande valore. Ci uniamo alla passione per la cultura e la tradizione della nostra terra. Ti ringraziamo per averci dato, cantando al mondo intero, lasciando di Te un ricordo indimenticabile.
Ciao Andrea , bae in bonora in su chelu che sias. Circolo Sardo Amsicora - Birr, Svizzerabae in bonora in su chelu che sias
Si e' spento "l'indiano-sardo" Andrea Parodi, ex voce dei Tazenda. "Ciao Andrea, bae in bonora in su chelu che sias" :commosso saluto del Circolo Sardo Amsicora, Birr (Svizzera) ROMA - Andrea Parodi, folksinger simbolo della Sardegna ed ex voce dei "Tazenda", se ne e' andato. A soli 51 anni, a Cagliari, per un tumore allo stomaco che lo aveva colpito un anno fa. Nato a Porto Torres, in Sardegna, ma con sangue anche ligure nelle vene, era stato premiato dai critici a Sanremo nel 1991 per il brano "Spunta la luna dal monte" presentato con i Tazenda e il cantautore emiliano Pierangelo Bertoli (scomparso alcuni anni fa). Parodi aveva poi continuato ad interpretare quel brano in sardo (e con il titolo Disimparados) L'ultimo concerto dell'"indiano" (come veniva definito Parodi in ricordo anche dell'album, al quale aveva collaborato, che Fabrizio De Andre' aveva dedicato al rapimento di cui era rimasto vittima con Dori Ghezzi) era stato il 22 settembre scorso, all'Anfiteatro romano di Cagliari. Un concerto-omaggio alla carriera dell'artista sardo-ligure considerato una delle figure centrali della scena sarda e nazionale. In quel concerto si era per una volta riunito a Gigi Marielli e Gino Camedda, suoi compagni di avventura nei Tazenda. Con i Tazenda Parodi era stato un precursore della rimonta della musica etnica. La notizia della scomparsa dell'artista e' stata accolta con "profonda tristezza" dal Circolo Sardo Amsicora, Birr (Svizzera). "La tua forza ed il coraggio dimostrato nell'ultimo anno di vita rimarranno come testimonianza del tuo grande valore - scrive il presidente del Circolo Giovanni Urracci rivolgendo idealmente un messaggio di saluto a Parodi - Ci uniamo alla passione per la cultura e la tradizione della nostra terra. Ti ringraziamo per averci dato, cantando al mondo intero, lasciando di te un ricordo indimenticabile. Ciao Andrea "bae in bonora in su chelu che sias". (Inform) a su chaddu pizzigadu, sa sedda li dolede, (questa riga di versi in sardo, raccoglie tutto il contenuto politico ed esperienza all'interno dell'associazionismo ed all'interno del partito)".
Referendum in svizzera
Votazione sulla legge per l'asilo e quella sugli stranieri
I risultati non lasciano dubbi: gli svizzeri sono per l'inasprimento della legislazione attuale.
Ma gia' affiora piu' di un dubbio
No alla nuova legge sugli stranieri (LStr):
contro l'arbitrio delle autorita' e l'esclusione!
Chi e' penalizzato dalla nuova LStr? Il 40% dei migranti e delle migranti che attualmente vive in Svizzera, ovvero le persone che non provengono da uno stato membro dell'UE. La legge avrebbe come conseguenza una profonda spaccatura. Circa 700.000 persone che da anni vivono e lavorano in Svizzera con un regolare permesso verranno emarginate. La legge penalizza però anche tutti gli svizzeri e tutte le svizzere sposati/e con un/a cittadino/a di un paese non appartenente all'UE. Discriminazione, assurda disparità di trattamento in Svizzera. La legge produce migranti di 1 e 2 classe. Non esiste un motivo ragionevole per cui i/le migranti, che vivono e lavorano in Svizzera, a livello legale dovrebbero essere oggetto di un trattamento diverso unicamente sulla base del passaporto. • Esempio: Mehmet, un ragazzo della seconda generazione, vive da oltre 10 anni in Svizzera. Mehmet ha fatto l'apprendistato in Svizzera, ha un posto di lavoro fisso e vorrebbe andare a vivere con la sua ragazza, la quale abita in un altro cantone. La polizia degli stranieri respinge pero' la richiesta di Mehmet di potersi trasferire in un altro cantone (la decisione è a discrezione della polizia degli stranieri). Marek invece, appena arrivato in Svizzera dalla Polonia, puo' cambiare cantone senza problemi. Integrazione ostacolata La nuova LStr costringe le persone provenienti da un paese non appartenente all'UE a vivere nell'insicurezza e nella precarieta'. L'integrazione di queste persone viene inoltre ostacolata da ulteriori e inutili barriere. Persino dopo 10 anni di soggiorno in Svizzera con un regolare permesso i cittadini e le cittadine di un paese non membro dell'UE non hanno il diritto legale al permesso di domicilio (permesso C). Questa incertezza in materia di diritto di domicilio rappresenta un massiccio ostacolo all'integrazione.Le persone sono sottomesse all'arbitrio delle autorita'. Le persone con un permesso di breve durata provenienti da un paese non appartenente all'UE non hanno nessun diritto legale, ne' a cambiare posto di lavoro ne' a una vita familiare normale.
• Esempio: la famiglia turca XY vive da 25 anni in Svizzera. Il signor e la signora XY hanno ambedue un posto di lavoro fisso, hanno sempre pagato le tasse e non si sono mai resi colpevoli di alcunche'. Questa famiglia, compreso il figlio Ali (16 anni), che sta facendo un apprendistato di falegname, dopo aver vissuto per 25 anni in Svizzera ha tuttora un permesso annuale precario che deve essere rinnovato ogni anno. La famiglia XY non riceve il permesso C perche' anni fa, ritrovandosi in un situazione difficile, ha stipulato un contratto di piccolo credito. Arbitrio delle autorità In base alla nuova LStr, le autorita' competenti in certi casi devono tenere conto del "grado d’integrazione". L'idea di voler "misurare" il grado d'integrazione e' oltremodo discutibile e spalanca le porte all’arbitrio delle autorità. Un'interpretazione così limitata del concetto d’integrazione è alquanto pericolosa poiche' puo' tradursi in decisioni arbitrarie da parte delle autorita', decisioni che riguarderebbero sia i migranti e le migranti provenienti da paesi non membri dell’UE che le persone dei paesi UE.
• Esempio: Maria, colombiana,vive e lavora da oltre 10 anni in Svizzera e ha solo amiche e amici svizzeri. Maria lavora come infermiera ed e' attiva anche nella locale societa' di ginnastica, dove allena un gruppo. Per il rilascio del permesso C, l'ufficio competente esige una prova del grado d’integrazione e ordina dunque a Maria di sostenere presso il comune un esame scritto per l'accertamento delle competenze linguistiche. Maria non supera l'esame scritto, non viene considerata integrata e non riceve il permesso C. Massicce restrizioni nell'ambito del ricongiungimento familiare. Mentre i cittadini e le cittadine dell'UE possono richiedere, senza problemi, il ricongiungimento familiare dei loro figli fino a 21 anni, le persone di uno stato non membro dell’UE devono fare valere il diritto al ricongiungimento familiare entro i primi cinque anni. Per i figli con un'eta' superiore a 12 anni il ricongiungimento deve essere effettuato persino entro 12 mesi. In effetti, dal punto di vista dell'integrazione (spesso, ma non sempre!) e' vantaggioso fare arrivare i figli in tempi brevi. Spesso sono però proprio le direttive delle autorità ad impedire un rapido ricongiungimento familiare. Occorre ad esempio dimostrare che si dispone di un buon reddito, di un appartamento conveniente, ecc. Le persone dipendono dunque interamente dall'arbitrio della polizia degli stranieri.
• Esempio: Damir (proveniente dalla Bosnia Erzegovina) vive da oltre 15 anni in Svizzera, ha un posto di lavoro fisso e parla molto bene la nostra lingua. Ora che dispone di un reddito piu' alto, vorrebbe far venire sua moglie e i suoi due figli (di 7 e 16 anni) in Svizzera. Damir riceve il permesso solo per sua moglie e per il figlio piu' piccolo. Anche Manuel (cittadino portoghese) ha un posto di lavoro fisso. Da 8 mesi lavora in Svizzera e, giustamente, puo' far venire in Svizzera sua moglie e suoi due figli di 17 e 19 anni. La storia della famiglia Kolic nei Grigioni, di cui hanno riferito anche i media, e' un esempio lampante delle decisioni arbitrarie e repressive da parte delle autorità nell’ambito del ricongiungimento familiare. Matrimonio e ricongiungimento familiare: discriminati anche gli svizzeri! Una coppia sposata ha l'obbligo di vivere sotto lo stesso tetto. Questo finora valeva per i matrimoni tra cittadini e cittadine di un paese non appartenente all'UE. Con la nuova LStr questa disposizione verra' applicata anche alle persone con cittadinanza svizzera che sposano una persona di un paese non membro dell'UE. In questo caso, le persone con cittadinanza svizzera hanno meno diritti dei cittadini e delle cittadine comunitari/e, poiché questi/e per legge non sono costretti/ a vivere nella stessa economia domestica. In caso di matrimoni misti con un genitore svizzero, i figli hanno diritto al permesso di domicilio solo fino al 12.mo anno di eta'. Mentre i cittadini e le cittadine dell'UE per il ricongiungimento dei loro figli non devono osservare alcun termine, i cittadini e le cittadine svizzere devono effettuare il ricongiungimento entro cinque anni, se i figli hanno meno di 12 anni, ed entro un anno, se i figli hanno piu' di 12 anni. Anche in questo caso i cittadini e le cittadine svizzere rispetto ai/alle cittadini/e dell’UE sono discriminati/e!
• Esempio: Andrea (svizzera) da 6 anni e' sposata con James (giamaicano). Dalla loro unione sono nati due figli. Andrea e James vorrebbero ora far venire in Svizzera anche Lara, la figlia tredicenne del primo matrimonio di James, che finora ha vissuto in Giamaica con la nonna. Andrea e James hanno preso questa decisione perché vogliono unificare la famiglia. Inoltre, la nonna è molto anziana. Il ricongiungimento di Lara non viene approvato. Motivazione: il rapporto con la figlia sarebbe andato perso. Le autorita' ficcano il naso nei rapporti di coppia I matrimoni misti in futuro avranno vita difficile, poiché i funzionari dello stato civile, se hanno il sospetto che si tratti di un matrimonio fittizio, avranno persino il diritto di respingere la richiesta di celebrazione del matrimonio. Non e' pero' dato a sapere come i funzionari dovrebbero smascherare i matrimoni fittizi. La nuova LStr permette di ficcare il naso nei rapporti di coppia e di agire in modo arbitrario. Il diritto fondamentale al matrimonio viene quindi limitato. Un incredibile intervento nella liberta' personale. Consiglio federale non mantiene la sua promessa: le vittime di atti violenti continueranno ad essere punite doppiamente In caso di scioglimento di un’unione coniugale entro il termine di tre anni, cosa che oggigiorno succede frequentemente, non si ha diritto alla proroga del permesso di dimora. Particolarmente vergognoso rimane il fatto che le persone vittime di violenza coniugale possono essere espulse anche in presenza di violenza coniugale comprovata. Nella nuova LStr non c'e' traccia di un permesso di dimora non vincolato allo stato civile e della presa in considerazione, come era stato prospettato dal Consiglio federale, della cosiddetta "iniziativa Goll", nonostante la duplice approvazione di detta iniziativa da parte del Consiglio nazionale.
• Esempio: Sonia, tailandese, sposata da oltre due anni con Emil, svizzero, vive in Svizzera e lavora come cassiera presso la Migros. Sonia viene spesso picchiata dal marito. Per questo motivo si rivolge a un consultorio. Dopo la separazione dal marito, Sonia non ha piu' diritto al permesso di dimora (poiche' vincolato allo stato civile) ed e' costretta a lasciare la Svizzera. Misure coercitive sproporzionate Questa legge e' dall'inizio alla fine una dichiarazione di sfiducia nei confronti dei migranti e delle migranti. Unicamente a causa della loro origine, queste persone si ritrovano gia' con un piede in prigione! Oltre un terzo degli articoli di questa legge e' di carattere penale. La LStr e' una legge con disposizioni speciali contro le persone provenienti da paesi non appartenenti all'UE. Oltre a pene piu' severe e all'aumento delle possibilita' di reclusione sono stati introdotti nuovi tipi di reato. Le misure coercitive sproporzionate della legge sull'asilo trovano ora applicazione anche nell'ambito della legge sugli stranieri. La LStr subordina tutto a una lotta sproporzionata contro eventuali abusi. La posizione della legge nei confronti dei migranti e delle migranti in Svizzera viene evidenziata dal fatto che il capitolo piu' lungo (oltre 20 articoli!) e' dedicato alla fine del soggiorno. La legge spinge un numero sempre piu' alto di persone nell'illegalita'! In Svizzera sono soprattutto la limitazione dell'ammissione a persone altamente qualificate, ma anche le restrizioni nell'ambito del ricongiungimento familiare, a spingere un numero sempre piu' alto di persone nell'illegalita'. Persino il dipartimento del Consigliere federale Blocher e' costretto ad ammettere che gia' oggi in Svizzera vivono e lavorano circa 100.000 sans-papiers. Ciononostante, la legge continua ad ignorare modelli pragmatici finalizzati a regolarizzare la situazione dei sans-papiers.
• Esempio: Marta lavora da 7 anni in Svizzera come collaboratrice domestica. Marta ha provveduto sin dal primo momento del suo soggiorno in Svizzera a sostenersi con il proprio lavoro. I suoi datori di lavoro, molto soddisfatti del lavoro di Marta, hanno fatto di tutto per farle ottenere un permesso... invano! Marta continuera' ad essere un'"illegale", nonostante lavori in Svizzera, versi contributi alle assicurazione sociali, non si sia mai resa colpevole di alcun reato, parli nel frattempo la lingua locale e si senta a casa. Occasione persa L’attuale legge in vigore ha sostituito quella (LDDS) del 1931. Dopo oltre 70 anni, la legislazione sugli stranieri stata oggetto di una revisione totale. Con questa LStr e' andata persa un'occasione unica. Certo, per la prima volta la legge sugli stranieri contiene anche degli articoli sull’integrazione. Questo fatto positivo viene purtroppo annullato da numerosi altri articoli. La nuova legge sugli stranieri non risolve i problemi. Al contrario: crea nuovi problemi. Cosa vogliamo ? L'abrogazione della nuova LStr approvatali 16 dicembre scorso. Stessi diritti e doveri per tutti i migranti e tutte le migranti che vivono in Svizzera. I miglioramenti introdotti nell'ambito degli accordi bilaterali con l'UE (soprattutto in materia di sicurezza di dimora, del ricongiungimento familiare, ecc.) dovrebbero fungere da valore di riferimento per tutta la popolazione migrante che vive e lavora in Svizzera. Questo renderebbe possibile la realizzazione di una vera politica d'integrazione Care e cari in allegato trovate un testo di presentazione delle motivazioni che ci spingono a respingere la nuova legge degli stranieri approvata l'anno scorso dal parlamento svizzero e contro la quale il PdCI Svizzera invita i doppi cittadini a votare NO.
comunicato della sezione ex ds di Birr
Le ragioni politiche e dirigenziali esistenti nei Ds non sono piu' compatibili con il progetto iniziale e storico che ha sempre contraddistinto le forze di sinistra nella difesa dei valori della fasce piu' deboli della societa'. La scelta di costruire il Partito democratico rappresenta in forma concreta questo aspetto degenerativo.
Per insanabili contrasti di scelte politiche con il partito in generale e con la segreteria dei Ds della Svizzera per la discutibile azione di alcune persone che ora compongono la segreteria elvetica, la Sezione Birr dei Ds, con tutti i suoi iscritti, ha deciso di lasciare questo partito.
La tendenza politica e' quella di uno spostamento a destra evidenziato anche dalle scelte di persone ora messe a dirigere la federazione Svizzera che hanno addirittura promosso serate organizzate con forze che appartengono al centro-destra.
Tutto cio' e' diventato motivo molto grave che ci ha indotto a riflettere e fare questa nostra grave ed irrevocabile scelta.
Assistiamo ad una continua disgregazione di uomini di valore che lasciano e stanno per lasciare la direzione nazionale, anche per colpa di questi uomini incapaci, che ora dirigono la segreteria, e abili soltanto a creare lobbies. Comportamenti ambigui, continue illazioni nei confronti di persone e compagni che hanno militato facendo crescere i Ds; risposte sempre frivole date dalla segreteria nazionale a problemi seri; riduzione degli spazi concessi nella dialettica politica a persone che veramente desideravano impegnarsi ed infine la poca trasparenza nelle scelte degli uomini di dirigenza, ed infine, ma non ultima, l'inettitudine di questi ultimi ci hanno portato alla sofferta, seppur conseguente, decisione.
Altri uomini di valore stanno pensando di fare la stessa cosa per gli stessi motivi.
Auguro a tutti gli amici rimasti, e prossimi ad uscire, buon lavoro.
Noi comunque continueremo, in maniera organizzata, la battaglia per la democrazia, la liberta' e la dignita' delle fasce piu' deboli della societa', dei lavoratori per un futuro migliore.
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