Tesi
su Feuerbach
Karl Marx (1845)
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Questo testo tanto breve quanto denso fu scritto da Marx nel marzo del 1845.
Rimase tuttavia a lungo inedito finchè non fu pubblicato nella Neue
Zeit (1886) da Engels che lo riprodusse in appendice al suo Ludwig Feuerbach
e il punto di approdo della filosofia classica tedesca (1888). Si è
usata qui la traduzione italiana di Palmiro Togliatti, in appendice al vol.
Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca, Roma,
Editori Riuniti, 1950, pp. 77-80.
Trascritto per Internet da Argenio Ivan, Gennaio 1999
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I
Il difetto principale di ogni materialismo fino ad oggi, compreso quello di
Feuerbach, è che l'oggetto, il reale, il sensibile è concepito
solo sotto la forma di oggetto o di intuizione; ma non come attività
umana sensibile, come attività pratica, non soggettivamente. E' accaduto
quindi che il lato attivo è stato sviluppato dall'idealismo in contrasto
col materialismo, ma solo in modo astratto, poiché naturalmente l'idealismo
ignora l'attività reale, sensibile come tale. Feuerbach vuole oggetti
sensibili realmente distinti dagli oggetti del pensiero; ma egli non concepisce
l'attività umana stessa come attività oggettiva. Perciò
nell'Essenza del cristianesimo egli considera come schiettamente umano solo
il modo di procedere teorico, mentre la pratica è concepita e fissata
da lui soltanto nella sua raffigurazione sordidamente giudaica. Pertanto egli
non concepisce l'importanza dell'attività "rivoluzionaria",
dell'attività pratico-critica.
II
La questione se al pensiero umano appartenga una verità oggettiva non è una questione teorica, ma pratica. E' nell'attività pratica che l'uomo deve dimostrare la verità, cioè la realtà e il potere, il carattere terreno del suo pensiero. La disputa sulla realtà o non-realtà di un pensiero che si isoli dalla pratica è una questione puramente scolastica.
III
La dottrina materialistica che gli uomini sono prodotti dell'ambiente e dell'educazione,
e che pertanto uomini mutati sono prodotti di un altro ambiente e di una mutata
educazione, dimentica che sono proprio gli uomini che modificano l'ambiente
e che l'educatore stesso deve essere educato. Essa perciò giunge necessariamente
a scindere la società in due parti, una delle quali sta al di sopra
della società (per esempio in Roberto Owen).
La coincidenza nel variare dell'ambiente e dell'attività umana può
solo essere concepita e compresa razionalmente come pratica rivoluzionaria.
IV
Feuerbach prende le mosse dal fatto che la religione rende l'uomo estraneo
a se stesso e sdoppia il mondo in un mondo religioso immaginario, e in un
mondo reale. Il suo lavoro consiste nel dissolvere il mondo religioso nella
sua base mondana. Egli non si accorge che, compiuto questo lavoro, la cosa
principale rimane ancora da fare. Il fatto stesso che la base mondana si distacca
da se stessa e si stabilisce nelle nuvole come regno indipendente non si può
spiegare se non colla dissociazione interna e colla contraddizione di questa
base mondana con se stessa. Questa deve pertanto essere compresa prima di
tutto nella sua contraddizione e poi, attraverso la rimozione della contraddizione,
rivoluzionata praticamente. Così, per esempio, dopo che si è
scoperto che la famiglia terrena è il segreto della sacra famiglia,
è la prima che deve essere criticata teoricamente e sovvertita nella
pratica.
V
Feurbach, non contento del pensiero astratto, fa appello all'intuizione sensibile;
ma egli non concepisce il sensibile come attività pratica, come attività
sensibile umana.
VI
Feuerbach
risolve l'essere religioso nell'essere umano. Ma l'essere umano non è
un'astrazione immanente all'individuo singolo. Nella sua realtà, esso
è l'insieme dei rapporti sociali.
Feuerbach, che non s'addentra nella critica di questo essere reale, è
perciò costretto:
1. a fare astrazione dal corso della storia, a fissare il sentimento religioso
per sé e a presupporre un individuo umano astratto, isolato;
2. per lui perciò l'essere umano può essere concepito solo come
"specie", come generalità interna, muta, che unisce in modo
puramente naturale la molteplicità degli individui.
VII
Perciò Feuerbach non vede che il "sentimento religioso" è
anch'esso un prodotto sociale e che l'individuo astratto, che egli analizza,
in realtà appartiene a una determinata forma sociale.
VIII
La vita sociale è essenzialmente pratica. Tutti i misteri che sviano
la teoria verso il misticismo trovano la loro soluzione razionale nella attività
pratica umana e nella comprensione di questa attività pratica.
IX
L'altezza massima a cui può arrivare il materialismo intuitivo, cioè
il materialismo che non concepisce il mondo sensibile come attività
pratica, è l'intuizione dei singoli individui nella "società
borghese".
X
Il punto di vista del vecchio materialismo è la società "borghese";
il punto di vista del nuovo materialismo è la società umana,
o l'umanità socializzata.
XI
I filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi; si tratta però di mutarlo