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Intervista di Oliviero Diliberto a la Repubblica

C'e' chi giura vado in Africa e poi eccolo la', candidato premier... Lei invece, segretario Diliberto?
"Rinuncio al mio posto in Parlamento per lasciare spazio ad un operaio, Ciro Argentino. Non e' mica un dramma, la politica si fa anche fuori dalle istituzioni. Ma la coerenza e' la mia, non quella di Veltroni". Pero' il passo indietro e' arrivato dopo le critiche dei due sindacalisti Nerozzi e Passoni. "Allora, a questo punto, rinuncino anche loro alla candidatura nel Pd a favore di lavoratori. Voglio proprio vedere. Ma il mio passo indietro non c'entra nulla con il loro attacco". Com'e' andata allora? "Che a Torino ci fosse in lista Argentino, operaio vero, in produzione, uno che alla Thyssen si fa otto ore e piu', lo avevamo deciso da tempo. Ma quando un paio di giorni fa mi hanno portato la griglia dei nomi, mi sono accorto che era finito al sesto posto. Sarebbe rimasto fuori dalla Camera". Non ne sapeva nulla? "Non ho preso parte al tavolo delle candidature". Al Pdci pero' era gia' toccata la casella di capolista a Torino, proprio per lei. "Appunto. Quindi ho deciso di lasciare a Ciro quel posto. Sto sugli scranni in Parlamento dal '94, scendere giu' non e' una gran fatica. Un esempio, piuttosto. Della diversita' dei comunisti: noi non siamo attaccati alle poltrone". Un esempio che qualche altro leader dovrebbe seguire? "Non lo chiedete a me". Ma non avrebbe potuto candidarsi altrove? "Certo. Tanti compagni del Pdci si erano offerti di cedermi il posto in lista. Ringrazio per la generosita', ma non sarei stato credibile. La solita storia del segretario con il paracadute. Basta. La mia scelta vuol essere una risposta all'antipolitica, alla casta, dimostrare nei fatti che i politici non sono tutti uguali". Bertinotti e' sembrato freddo sulla vicenda. E c'e' chi legge nel suo "beau geste" anche un modo per smarcarsi dagli alleati. "Macche'. All'inizio con i giornalisti Bertinotti non ha commentato solo perche' l'hanno colto di sorpresa, non conosceva nemmeno il caso. Io ho ricevuto una sua affettuosa telefonata. Cosi' come da parte degli altri leader della Sinistra Arcobaleno". Resta il fatto che anche per la Sinistra e' complicato mettere in lista un operaio. Equilibri interni troppo delicati fra i quattro soci ? "Questi, piuttosto, sono i frutti avvelenati di una pessima legge elettorale". Cioe'? "Liste bloccate, nelle mani delle segreterie politiche. Con eletti garantiti. Invece di dover cercare sul terreno la conquista del consenso, mettendo percio' in pista nomi reali, espressione della societa', del territorio. Almeno, mi sono tolto lo sfizio di togliere il segretario, ovvero me stesso, e inserire al suo posto una voce che portera' in Parlamento gli interessi diretti dei lavoratori". La campagna elettorale di Diliberto, adesso? "Tale e quale come prima, non cambia di una virgola. Anche perche', sia ben chiaro, io resto il segretario del Pdci. Lascio il Parlamento in nome di un principio elementare di coerenza che ha guidato tutta la mia vita".



la sinistra insieme :

- in stallo la lista Arcobaleno di Giampiero Cazzato

- Oliviero Diliberto : Lista Arcobaleno, primo passo per unire a sinistra

- Paolo Patta - Segretario Confederale CGIL

- Nasce la sinistra arcobaleno, Bertinotti accerchiato. Verdi e Pdci con Asor Rosa, girotondi e no-global verso la lista comune.
  Pressing su Rifondazione - l'Unita'

- Confederazione delle sinistre - partito unico


Unita' a sinistra

Azioni comuni tra la nostra Federazione e quella omologa di Rifondazione.
I direttivi del Belgio delle due organizzazioni si sono riuniti piu' volte al fine di intraprendere azioni comuni per migliorare le condizioni di vita dei connazionali.

Esempio di come come pratichiamo l'unita' a sinistra : vedi qui


Sinistra: un nuovo alfabeto della politica di Gianpaolo Silvestri
­ Senatore del Gruppo Verdi-Pdci
Roma, 3 luglio 2007

"Io provo il logorarsi dello specchio che non si placa in una sola immagine": forse queste splendide parole del cieco/veggente Jorge Luis Borges possono sintetizzare come una metonimia, la situazione attuale e lo stato dell'arte della politica (anche quella che si vuole "alternativa") in Italia.

Il logoramento, infatti, e' piu' che evidente; dobbiamo prendere atto che la controriforma, teorizzata dalla Trilateral nel lontano 1975, si e' in gran parte attuata. Come, mi pare, e' quasi giunta in porto l'agenda della P2 e di Gelli con annessi e connessi. Il succo e': la democrazia autoritaria con l'appendice della dittatura delle pseudo/maggioranze, la residualita' delle organizzazioni dei lavoratori e dei loro referenti politici, la destrutturazione dei diritti collettivi ed individuali, uno stato tecnocrate/teocratico/di classe, l'informazione embedded, il darwinismo sociale con relativo egoismo soggettivo, il pensiero unico, la residualita' di cio' che e' "altro" dagli angoli che sporgono dalla logica di morte imperiale. In altri termini il neoliberismo e questa globalizzazione sono state la risposta al femminismo, alle lotte operaie, all'ecopacifismo, ai movimenti di liberazione ed autodeterminazione dei popoli, alle insorgenze studentesche, al rifiuto del neocolonialismo, ai flussi migratori, ai nuovi saperi e relazioni/reti, alle richieste di nuova cittadinanza ed autovalorizzazione, alla difesa ambientale del pianeta, al rifiuto del precariato, alla "nuova potenza planetaria" contro la distribuzione ineguale delle risorse, le produzioni di morte, le guerre. Era ed e' la rivoluzione neoconservatrice reaganiana/thacheriana che dagli anni ottanta ha imperversato, continuando con gli epigoni successivi quali Blair e criminali innamoramenti complici anche da parte di non esegui esponenti della nostra sinistra (quasi tutto il finto nuovismo, da Rutelli a Veltroni). Ovviamente e' stato Berlusconi ed il berlusconismo a trarne vantaggio: la nostra coalizione purtroppo e' piena d'apprendisti stregoni e/o di dilettanti allo sbaraglio. Anche l'attuale ventata antipolitica, demagogica e plebiscitaria e' figlia di questa controrivoluzione e delle nostre debolezze: governabilita' come a priori assoluto, irrisione delle eappresentanze e del processo democratico, decisionismo d'accatto, arrogante, distruzione della Costituzione e fastidio per la partecipazione ed il controllo popolare .... segue qui




il manifesto 31-5-2007