il nostro 11 settembre: 1973


Fue mucha la razón y la premonición que tuvimos al obsequiarle ese fusil al presidente. ¡ Nunca un fusil fue empuñado por manos tan heroicas de un presidente constitucional legítimo de su pueblo! ¡ Y nunca un fusil defendió mejor la causa de los humildes, la causa de los trabajadores y los campesinos chilenos! ¡ Y si cada trabajador y cada campesino hubiesen tenido un fusil como ése en sus manos, no habría habido golpe fascista! Esa es la gran lección que se desprende para los revolucionarios de los acontecimientos chilenos. Fidel Castro

 

Martedi' 11 settembre 1973
La vera morte di un Presidente
di Gabriel Garcia Marquez - Patria Grande

www.informationguerrilla.org/11_settembre_1973.htm

Nell'ora della battaglia finale, con il paese alla merce' delle forze della sovversione, Salvador Allende continuo' afferrato alla legalita'.
La contraddizione piu' drammatica della sua vita fu quella di essere, contemporaneamente, nemico della violenza ed appassionato rivoluzionario, e credeva di averla risolta con l'ipotesi che le condizioni del Cile consentivano una evoluzione pacifica verso il socialismo, all'interno della legalita' borghese.
L'esperienza gli insegno' troppo tardi che non si puo' cambiare un sistema dal governo, ma dal potere.
Questa tardiva constatazione forse fu la forza che lo spinse a resistere fino alla morte, tra le macerie fumanti di una casa che non era nemmeno sua, una residenza costruita da un architetto italiano destinata alla zecca dello Stato, e termino' convertita in un rifugio per un Presidente senza potere.
Resistette per sei ore, impugnando il mitra che gli aveva regalato Fidel Castro, fu la prima arma che Salvador Allende uso' in vita sua.
Il giornalista Augusto Olivares che rimase al suo fianco sino alla fine, ricevette numerose ferite e mori' dissanguato in un ambulatorio pubblico.
Verso le quattro del pomeriggio il generale di divisione Javier Palacio riusci' ad occupare il secondo piano, con il suo aiutante capitano Gallardo e un gruppo di ufficiali. Li', tra le poltrone finto Luigi XV, il vasellame di dragoni cinesi e i quadri di Rugenda del salone rosso, Salvador Allende stava aspettandoli. Aveva un casco da minatore, stava in maniche di camicia, senza cravatta e con i vestiti macchiati di sangue. Impugnava il mitra.
Allende conosceva il generale Palacio. Pochi giorni prima aveva detto ad Augusto Olivares che quello era un uomo pericoloso, perche' manteneva stretti contatti con l'ambasciata degli Stati Uniti. Come lo vide apparire dalla scalinata, Allende grido': "Traditore!" e gli riusci' di ferirlo ad una mano.
Allende mori' in seguito allo scambio di raffiche con questa pattuglia. Poi tutti gli ufficiali, quasi seguendo un rito di casta, spararono sul suo corpo. Alla fine, un ufficiale lo sfiguro' con il calcio di un fucile. Esiste una fotografia: la scatto' il fotografo Juan Enrique Lira, del giornale El Mercurio, l'unico autorizzato a fotografare il cadavere. Era tanto sfigurato che, alla signora Hortensia, sua moglie, mostrarono il corpo solo quando stava nella bara. E non permisero che scoprisse il volto.
Allende aveva compiuto 64 anni in luglio, era un Leone tipico: tenace, deciso e imprevedibile. Quel che pensa Allende lo sa solo Allende, mi disse una volta un suo ministro. Amava la vita, amava i fiori e i cani, era di modi galanti come si usava in altri tempi.
La sua maggiore virtu' fu quella di essere conseguente, pero' il destino gli riservo' la rara e tragica grandezza di morire difendendo con le armi l'anacronistico diritto borghese; difendendo una Corte Suprema che lo aveva ripudiato e che poi legittimo' i suoi assassini; difese un miserevole Parlamento che aveva contestato la sua legittimita' e che poi fini' per arrendersi agli usurpatori; difendendo i partiti dell'opposizione che avevano gia' venduto la loro anima al fascismo; difendendo tutti gli ammennicoli di un sistema tarlato che si era impegnato ad annichilire senza sparare una sola pallottola.
Il dramma accadde in Cile, per disgrazia dei cileni, pero' passera' alla storia come qualcosa che irrimediabilmente coinvolse tutti gli uomini del tempo, destinato a rimanere per sempre nelle nostre vite.


L'11 settembre del 1973 in Cile veniva instaurata la dittatura fascista del generale Augusto Pinochet, responsabile della morte del legittimo presidente cileno Salvador Allende e di altre decine di migliaia di persone.
Il 5 settembre del 1970 in Cile veniva eletto presidente della Repubblica Salvador Allende, candidato di UNIDAD POPULAR , medico e socialista.
Allende cerco' sin da subito di realizzare la "via cilena al socialismo": nazionalizzazione delle imprese straniere (soprattutto nel settore strategico dell'estrazione del rame), riforma agraria, cure mediche estese alle fasce piu' povere della popolazione e riforma del sistema scolastico per combattere l'analfabetismo. Questa nuova politica economica porto' subito ottimi risultati: 2% di crescita industriale e 8,6% di incremento del PIL, riduzione dell'inflazione (in discesa dal 34,9% al 22,1%) e della disoccupazione (scesa al 3,8%).
Sul piano interno pero' la classe dominante e la destra tentarono con ogni mezzo di bloccare l'azione del presidente, ancora di piu' dopo il viaggio di 4 settimane che Fidel Castro effettuo' in Cile nel 1971. Sul piano internazionale invece la "vicinanza" ideale tra Cuba ed il Cile e il fatto che venivano colpiti gli interessi americani in Cile, indusse gli Stati Uniti ad appoggiare il colpo di stato militare dell'11 settembre 1973 che porto' all'assassinio di Allende e alla sanguinaria dittatura di Pinochet. L'odio degli Usa per Allende e' testimoniato da una serie di dichiarazioni di personaggi pubblici americani:
"Non un dado, non un bullone raggiungera' il Cile sotto il governo di Allende. Una volta che Allende arrivera' al potere noi faremo tutto cio' che e' in nostro potere fare per condannare il Cile e tutti i cileni a patire privazioni e poverta'. -- Edward M. Korry, Ambasciatore USA in Cile, presentando l'elezione di Allende;
"Di tutti i capi di governo dell'America Latina, noi ritenemmo Allende il piu' pernicioso per gli interessi del nostro paese. Egli era palesemente pro-Castro e si opponeva agli Stati Uniti." -- Henry Kissinger, Years of Renewal;
"Non capisco perche' dovremmo starcene immobili e guardare una nazione diventare comunista a causa dell'irresponsabilita' del proprio popolo." -- Henry Kissinger.

Ultimo discorso di Salvador Allende prima del suo assassinio:
8:45 A.M.
Compagni in ascolto:
La situazione e' critica, siamo in presenza di un colpo di Stato che vede coinvolta la maggioranza delle Forze Armate. In questo momento infausto voglio ricordarvi alcune delle mie parole pronunciate nell'anno 1971, ve lo dico con calma, con assoluta tranquillita', io non ho la stoffa dell'apostolo ne' del Messia. Non mi sento un martire, sono un lottatore sociale che tiene fede al compito che il popolo gli ha dato. Ma stiano sicuri coloro che vogliono far regredire la storia e disconoscere la volonta' maggioritaria del Cile; pur non essendo un martire, non retrocedero' di un passo. Che lo sappiano, che lo sentano, che se lo mettano in testa: lascero' la Moneda nel momento in cui portero' a termine il mandato che il popolo mi ha dato, difendero' questa rivoluzione cilena e difendero' il Governo perche' e' il mandato che il popolo mi ha affidato. Non ho alternative.
Solo crivellandomi di colpi potranno fermare la volonta'; volta a portare a termine il programma del popolo. Se mi assassinano, il popolo seguira' la sua strada, seguira' il suo cammino, con la differenza forse che le cose saranno molto piu' dure, molto piu' violente, perche' il fatto che questa gente non si fermi davanti a nulla sara' una lezione oggettiva molto chiara per le masse. Io avevo messo in conto questa possibilita', non la offro ne' la facilito. Il processo sociale non scomparira' se scompare un dirigente. Potra' ritardare, potra' prolungarsi, ma alla fine non potra' fermarsi. Compagni, rimanete attenti alle informazioni nei vostri posti di lavoro, il compagno Presidente non abbandonera' il suo popolo ne' il suo posto di lavoro. Rimarro' qui nella Moneda anche a costo della mia propria vita.
9:30 A.M. RADIO MAGALLANES
In questi momenti passano gli aerei. Potrebbero mitragliarci. Ma sappiate che noi siamo qui, almeno con il nostro esempio, che in questo paese ci sono uomini che sanno tener fede ai loro obblighi. Io lo faro' su mandato del popolo e su mandato cosciente di un Presidente che ha dignita' dell'incarico assegnatogli dal popolo in elezioni libere e democratiche. In nome dei piu' sacri interessi del popolo, in nome della Patria, mi appello a voi per dirvi di avere fede. La storia non si ferma ne' con la repressione ne' con il crimine. Questa e' una tappa che sara' superata. Questo e' un momento duro e difficile: e' possibile che ci schiaccino. Ma il domani sara' del popolo, sara' dei lavoratori. L'umanita' avanza verso la conquista di una vita migliore. Paghero' con la vita la difesa dei principi cari a questa Patria. Coloro i quali non hanno rispettato i loro impegni saranno coperti di vergogna per essere venuti meno alla parola data e ha rotto la dottrina delle Forze Armate. Il popolo deve stare in allerta e vigile. Non deve lasciarsi provocare, ne' deve lasciarsi massacrare, ma deve anche difendere le proprie conquiste. Deve difendere il diritto a costruire con il proprio sforzo una vita degna e migliore.
9:10 A.M.
Sicuramente questa sara' l'ultima opportunita' in cui posso rivolgermi a voi. La Forza Aerea ha bombardato le antenne di Radio Magallanes. Le mie parole non contengono amarezza bensi' disinganno. Che siano esse un castigo morale per coloro che hanno tradito il giuramento: soldati del Cile, comandanti in capo titolari, l'ammiraglio Merino, che si e' autodesignato comandante dell'Armata, oltre al signor Mendoza, vile generale che solo ieri manifestava fedelta' e lealta' al Governo, e che si e' anche autonominato Direttore Generale dei carabinieri. Di fronte a questi fatti non mi resta che dire ai lavoratori: Non rinuncero'! Trovandomi in questa tappa della storia, paghero' con la vita la lealta' al popolo. E vi dico con certezza che il seme affidato alla coscienza degna di migliaia di Cileni, non potra' essere estirpato completamente. Hanno la forza, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermano ne' con il crimine ne' con la forza. La storia e' nostra e la fanno i popoli. Lavoratori della mia Patria: voglio ringraziarvi per la lealta' che avete sempre avuto, per la fiducia che avete sempre riservato ad un uomo che fu solo interprete di un grande desiderio di giustizia, che giuro' di rispettare la Costituzione e la Legge, e cosi fece. In questo momento conclusivo, l'ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero, l'imperialismo, uniti alla reazione, crearono il clima affinche' le Forze Armate rompessero la tradizione, quella che gli insegno' il generale Schneider e riaffermo' il comandante Ayala, vittime dello stesso settore sociale che oggi stara' aspettando, con aiuto straniero, di riconquistare il potere per continuare a difendere i loro profitti e i loro privilegi. Mi rivolgo a voi, soprattutto alla modesta donna della nostra terra, alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra preoccupazione per i bambini. Mi rivolgo ai professionisti della Patria, ai professionisti patrioti che continuarono a lavorare contro la sedizione auspicata dalle associazioni di professionisti, dalle associazioni classiste che difesero anche i vantaggi di una societa' capitalista. Mi rivolgo alla gioventu', a quelli che cantarono e si abbandonarono all'allegria e allo spirito di lotta. Mi rivolgo all'uomo del Cile, all'operaio, al contadino, all'intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perche' nel nostro paese il fascismo ha fatto la sua comparsa gia' da qualche tempo; negli attentati terroristi, facendo saltare i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l'obbligo di procedere. Erano d'accordo. La storia li giudichera'. Sicuramente Radio Magallanes sara' zittita e il metallo tranquillo della mia voce non vi giungera' piu'. Non importa. Continuerete a sentirla. Staro' sempre insieme a voi. Perlomeno il mio ricordo sara' quello di un uomo degno che fu leale con la Patria.Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi. Il popolo non deve farsi annientare ne' crivellare, ma non puo' nemmeno umiliarsi. Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, piu' prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passera' l'uomo libero, per costruire una societa' migliore. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sara' invano, sono certo che, almeno, sara' una lezione morale che castighera' la fellonia, la codardia e il tradimento.
Santiago del Cile, 11 Settembre 1973.

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http://www.fisicamente.net/index-1259.htm

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L'11 settembre e' una data che si associa all'attacco alle Torri Gemelle di New York, avvenuto nel 2001. Ma un'altra triste pagina della storia e' legata a questa data: il golpe in Cile.
7 settembre 2006 - Alessia Mendozzi
Martedi' 11 settembre 1973 a Santiago del Cile, i corpi speciali dell'esercito cileno, comandati dal generale Augusto Pinochet, destituirono con la forza il governo democraticamente eletto di Unidad popular, uccidendo migliaia di militanti del movimento operaio, tra cui il presidente Salvador Allende. E' l'inizio di 17 anni di dittatura militare. 17 anni di terrore in cui uccisioni di massa, torture e deportazioni saranno all'ordine del giorno.
Ma facciamo un passo indietro di qualche anno.
Allende vince le elezioni presidenziali il 5 settembre del 1970. E' alla guida di una coalizione di sinistra, la Unidad Popolar, che batte per pochi voti il candidato della destra Jorge Alessandri. E' il primo governo di sinistra democraticamente eletto in Sudamerica.
Il programma di Allende si basa sulla nazionalizzazione dell'economia, ma gli Stati Uniti, che in Cile hanno interessi legati principalmente alla produzione di rame, non restano a guardare.
Nell'ottobre del 1971 gli investimenti sono in caduta libera, cosi' come il prezzo del rame, a causa della negativa congiuntura internazionale e delle pressioni americane. Il sistema bancario internazionale chiude le linee di credito e il governo si trova ad essere proprietario di molte aziende che non riesce a far funzionare. Il quadro economico peggiora e molti esponenti della borghesia lasciano il paese.
Nel Natale del 1971, le donne dei ceti medi danno vita a quella che viene chiamata la "protesta delle casseruole", e nell'agosto del '72 i camionisti entrano in sciopero, paralizzando il paese. E' l'inizio di una serie di agitazioni che mette in ginocchio il Cile. Allende prova a correre ai ripari cercando alleati. Tra questi individua il generale dell'esercito Augusto Pinochet, e gli affida il comando delle forze armate. Ma, nell'estate del '73 i militari stanno preparando il golpe.
L'11 settembre i carri armati e l'aviazione attaccano il palazzo presidenziale della Moneda, in cui e' asserragliato Allende. Il presidente prova inutilmente a collegarsi con Pinochet, senza sapere che il generale e' a capo dei golpisti. Gli viene data la possibilita' di arrendersi, ma rifiuta. Alla fine, vistosi perduto, si uccide con un colpo di pistola.
Prima di morire Allende pronuncia, tramite i microfoni di Radio Magallanes, il suo ultimo discorso dal Palazzo della Moneda:
"Certamente Radio Magallanes sara' messa a tacere e il timbro tranquillo della mia voce non vi giungera'. Non importa. Continuerete a sentirlo. Sara' sempre accanto a voi. Almeno il mio ricordo sara' quello di un uomo degno, che fu leale alla lealta' dei lavoratori...
Hanno la forza, potranno soggiogarvi, ma non si arrestano i processi sociali ne' col delitto ne' con la forza. La storia e' nostra e la fanno i popoli...
Lavoratori della mia terra: ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Resistete sapendo che presto si apriranno le grandi strade da cui passera' l'uomo libero per costruire una societa' migliore.
Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! "(Salvador Allende - martedi' 11 settembre 1973 - ultimo discorso dal Palazzo della Moneda)

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L'11 settembre 1973 un colpo di stato militare capeggiato dal generale Pinochet pose fine al governo di Salvador Allende. La morte di Allende, 20.000 desaparecidos, 2 milioni di esuli... e' il prezzo che il Cile pago' agli USA affinche' questi potessero trasformarlo nel primo laboratorio latino-americano delle teorie economiche ultra-liberiste dei "Chicago boys". Quelle stesse teorie che hanno portato oggi altri paesi, come l'Argentina, sull'orlo della bancarotta. Dopo 30 anni non e' stata fatta alcuna giustizia. Ne' poteva essere fatta, visto che la transizione dalla dittatura esplicita ad una debole pseudo-democrazia e' stata possibile solo a patto dell'impunita' per i responsabili del genocidio cileno. Da qualche anno sono state de-classificate le carte relative al ruolo avuto dagli USA e dalla CIA nel golpe. Scopriamo quindi ufficialmente quello che sempre si era saputo e cioe' che solo con l'aiuto determinante all'imperialismo nord-americano Pinochet e la sua cricca di assassini poterono imporsi sul popolo cileno. Oggi, a 30 anni di distanza da quell'11 settembre 1973, rendiamo omaggio a quella coraggiosa parte del popolo cileno che seppe affrontare il fascismo al prezzo del proprio sacrificio.

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CILE 11 SETTEMBRE 1973. Per non dimenticare i crimini della borghesia e dell’imperialismo.
Per non ripetere la tragedia del riformismo.
L'11 settembre del 1973 un colpo di Stato militare di inusitata violenza, preparato scientificamente con la collaborazione del governo USA di Nixon e Kissinger, rovesciava il presidente eletto Salvador Allende e il legittimo governo dell'Unidad Popular ed istaurava una dittatura feroce e totalitaria. Segui' una repressione senza precedenti: decine di migliaia di oppositori, di militanti, di operai furono assassinati, fatti scomparire o espulsi dal paese, centinaia di migliaia furono imprigionati in decine di lager, perseguitati, licenziati per motivi politici, costretti all'esilio. Lo stato d'assedio rimase in vigore per quindici anni. Ancora oggi, dopo la fine della dittatura, la cosiddetta "democrazia" cilena e' posta sotto la "tutela" dei militari al punto che non e' ancora possibile perseguire e punire i crimini della dittatura. Il progetto riformista democratico dell'Unidad Popular Eppure il governo di Allende era tutto fuorché un governo rivoluzionario. Si era insediato attraverso regolari elezioni e il voto del parlamento. Agiva nel pieno rispetto della costituzione. Cercava costantemente accordi con l'opposizione borghese e in particolare con la Democrazia Cristiana. Le principali riforme che stava attuando erano la riforma agraria che era stata deliberata dal precedente governo democristiano e la nazionalizzazione delle miniere del rame in mano alle multinazionali nordamericane che era stata votata dal parlamento all'unanimita'! Addirittura, per ulteriore garanzia, Allende aveva fatto entrare nel governo i massimi rappresentanti delle forze armate alle quali non aveva lesinato autonomia e privilegi. Il governo della Unidad Popular era insomma un governo di collaborazione di classe, non si proponeva di costruire il socialismo espropriando la borghesia e togliendole il potere statale, ma soltanto di modernizzare le strutture economiche e sociali del paese e di migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e delle masse popolari che erano ancora quelle tipiche di un paese arretrato e dipendente del terzo mondo. Il modello politico che l'Unidad Popular cercava di applicare era il "fronte popolare", ossia un'alleanza delle forze operaie con settori pretesi "avanzati" della classe dominante allo scopo di realizzare un programma di riforme democratiche, non di realizzare il socialismo. In effetti, l'azione riformista del governo Allende fu senz'altro ampia e per certi aspetti radicale quanto quella di nessun altro governo nel quadro del sistema. Realizzo' la nazionalizzazione delle risorse minerarie del paese, del sistema finanziario e dei servizi telefonici; creo' un ampio settore di imprese pubbliche (l'area di proprieta' sociale); mise fine al latifondo mediante l'espropriazione di un quarto delle terre e la loro distribuzione ai contadini poveri; attuo' importanti programmi sociali estendendo la scuola pubblica e il sistema sanitario nazionale, avviando un programma di edilizia pubblica, promuovendo investimenti che ridussero la disoccupazione; miglioro' le condizioni di vita delle larghe masse consentendo o realizzando significativi aumenti dei salari e delle pensioni; cercò di migliorare la condizione sociale delle donne, del popolo Mapuche, dei settori emarginati delle citta' e delle campagne; si preoccupò seriamente (diversamente da quasi tutti i governi borghesi latinoamericani di allora, e non solo) del rispetto degli elementari diritti umani. Questa encomiabile azione riformista si fermo' pero' davanti alla sacralita' dello Stato borghese, della sua legalita' e delle sue istituzioni. Allende non accetto' neppure di sottoporre quelle istituzioni al controllo di organismi di tipo nuovo, creati dalle masse, arrivando anzi a frenare o reprimere i lavoratori che si incamminavano autonomamente in quella direzione. Perche' quel colpo di stato Tuttavia, ne' le rassicurazioni verbali, ne' le garanzie politiche offerte ad ogni passo da Allende e dai massimi dirigenti socialisti, comunisti e radicali della coalizione di Unidad Popular, erano abbastanza per la borghesia cilena e per l'imperialismo nordamericano. La vera colpa di Allende e dell'Unidad Popular era quella di aver provocato in Cile lo sviluppo dell'azione delle masse e una crisi nei fatti rivoluzionaria, che rischiava di sfuggire al loro controllo e di aprire le porte a una vera rivoluzione sociale. Infatti questo occorre dire: l'11 settembre 1973 i carri armati di Pinochet non si mossero solo contro il presidente Allende. Il loro obiettivo di fondo era schiacciare una classe operaia che aveva alzato troppo la testa, che aveva saputo sconfiggere nell'ottobre precedente lo "sciopero della borghesia" (camionisti, commercianti, professionisti, padroni); che aveva iniziato a costruire gli organismi di un proprio potere ­ in primo luogo i cordones industriales (coordinamenti dei delegati di fabbrica di area industriale), ma anche le juntas de abastecimientos e i comandos comunales (comitati popolari autoorganizzati incaricati dei rifornimenti, del controllo dei prezzi e di contrastare il sabotaggio economico organizzato dai capitalisti) ­; che dimostrava insomma di vover andare oltre i limiti riformistici tracciati dal governo di Unidad Popular e di realizzare trasformazioni politiche e sociali rivoluzionarie. Questo era intollerabile per la borghesia cilena e per l'imperialismo nordamericano, che temeva anche il contagio di una "seconda Cuba" in America latina. La tragedia del compañero presidente, prigioniero di una impossibile "doppia" fedelta'". La moderazione e la volonta' di collaborazione di classe non bastarono dunque ad Allende per salvare le riforme e la democrazia. Al contrario, quella politica e la fiducia nella "lealta' democratica" delle forze armate, contribuirono al disastro: consentirono ai militari ed all'imperialismo di preparare indisturbati la controrivoluzione, consegnarono disarmati ­ in senso metaforico e in senso letterale ­ i lavoratori e il popolo cileno ai propri massacratori. Prepararono la strada insomma a una delle piu' grandi tragedie del movimento operaio in America latina e nel mondo. Fino alla fine Salvador Allende resto' prigioniero di questa strategia suicida. Nelle sue ultime parole, pronunciate pochi minuti prima di morire, egli pronuncio' una condanna morale dei generali "traditori e felloni", ma non comprese ancora l'essenziale: i generali non facevano che interpretare le attese e la volonta' della propria classe, la borghesia cilena, e dell'imperialismo statunitense. Erano Allende e l'Unidad Popular, invece, che "tradivano"” le attese e la volonta' delle masse operaie e contadine che in loro avevano riposto la propria fiducia. Allende, deliberatamente e nobilmente, testimoniera' con il sacrifico della propria vita la sua "doppia fedelta'" ­ ai lavoratori e alla costituzione (borghese) ­ senza comprendere la contraddizione insanabile a cui soccombeva. Il fallimento della strategia di moderazione e di collaborazione di classe Alla luce di tutto questo, la valutazione da dare dell'esperienza di Allende e dell'Unidad Popular e' chiara: si e' trattato non tanto e non solo di una drammatica sconfitta del movimento operaio, quanto e soprattutto del tragico fallimento di una strategia politica. Allende e l'Unidad Popular avevano promesso di trasformare il paese attraverso una via pacifica e democratica, anche se piu' lunga e graduale. In questo senso l'Unidad Popular cilena fu effettivamente la prova del nove del riformismo. Questa prova e' fallita. Eppure le masse cilene (operai, contadini, studenti, pobladores, mapuches, ecc.) avevano dimostrato di avere la forze, la volonta' e la determinazione per un altro sbocco. Stavano costruendo un altro potere, erano pronti a molti sacrifici per difendere i cambiamenti che il governo aveva varato e per altri ancora piu' radicali. Solo pochi giorni prima del golpe un milione di lavoratori erano scesi in piazza contro le minacce di colpo di Stato a Santiago e altre centinaia di migliaia in tutto il paese, e molti di loro chiedevano a quello che sentivano come il "proprio" governo le armi per difendersi. Ma non furono ascoltati. Una rivoluzione che si ferma a meta' strada si scava la fossa con le proprie mani. Questo e' l'insegnamento della tragedia cilena. Ma per condurre una rivoluzione fino in fondo non basta l'azione spontanea delle masse; occorre che essa sia coordinata, unificata, resa efficace da una strategia e dunque da una direzione politica che non la voglia frenare ma guidare, stimolare, portare a compimento. In altre parole, non ci può essere una rivoluzione vittoriosa senza un partito rivoluzionario radicato nelle masse, sperimentato, capace di conquistare la maggioranza dei lavoratori alla prospettiva della conquista del potere. Questo e' mancato in Cile trent'anni fa. Ma questa non e' una lezione che riguarda solo il Cile. E' un insegnamento di cui occorre facciano tesoro tutti coloro che si propongono di cambiare il mondo. Perché un altro mondo sia davvero possibile. Associazione marxista rivoluzionaria PROGETTO COMUNISTA, sinistra del Partito della rifondazione comunista.