Il Venezuela con l'America Latina in marcia contro l'imperialismo USA e il capitalismo.

Partita dal Venezuela, La rivoluzione Bolivariana, si salda con la rivoluzione Cubana e si estende a tutta l'America Latina.

In Venezuela, la rivoluzione bolivariana mostra sempre piu' il suo carattere di classe: vengono espropriate le terre ai latifondisti, nazionalizzate le industre strategiche (da sempre sotto il controllo delle multinazionali USA), creato un sistema sanitario nazionale pubblico, un sistema di educazione gratuita.

L'integrazione Latinoamericana, unico modo per fare fronte al capitalismo USA.

Si crea una cultura diffusa anti-imperialista.
Viene creata una televisione sovranazionale latinoamericana, telesur, che vuole controbilanciare il potere mediatico del capitalismo (ben rappresentato da CNN e BBC).   
Si va verso l'integrazione delle società petrolifere dei paesi del Latinoamerica.   
Si crea una scuola latinoamericana di medicina
Si migra verso il software libero, e si investe per creare le necessarie competenze tecniche per diventare autonomi su temi chiave quali le tecnologie dell'informazione.

Come ha potuto il Venezuela sfuggire dai meccanismi posti in atto per impedire il riscatto e l'indipendenza dei popoli: dalle dittature e colpi di stato, alle trappole riformiste/moderate ?

Qui una ottima analisi che mostra come questo "accidente della storia sia potuto verificare".

Venezuela: The Revolution Unfolding in Latin America

by Jorge Jorquera


Discorso del Presidente della Repúbblica Bolivariana del Venezuela, Hugo Chávez Frías, alla 60. Assemblea Generale dell'ONU


Report dalla BBC:

Il Venezuela si avvia verso la cogestione delle fabbriche:
"President Chavez wants workers to help decide how factories are run" , "Modern Socialism"

reazione negli USA:

Chavez va assassinato: e' estrememente pericoloso e controlla parte del nostro fabbisogno petrolifero, ma non ci possiamo permettere una altra invasione da 200.000 milioni di dollari

Assassination call: "We have the ability to take him out, and I think the time has come that we exercise that ability" Pat Robertson (telepredicatore protestante vicino al presidente Bush) .""Si él piensa que estamos tratando de asesinarlo, creo que deberíamos realmente seguir adelante y hacerlo (…) no necesitamos otra guerra de 200.000 millones de dólares para deshacernos de, ustedes saben, un dictador autoritario (...) Es mucho más fácil enviar a agentes clandestinos a hacer la tarea de una buena vez"

Il Venezuela ha inutilmente richiesto spiegazioni ufficiali


La storia del blocco della compagnia petrolifera di stato PDVSA da parte dei subcontractor legati agli USA e come gli hacker siano riusciti a salvare l'indipendenza nazionale e a far riprendere la produzione. Intervista ad uno degli hacker che hanno consentito alla società petrolifera di stato PDVSA di continuare a funzionare, nonostante sabotaggi ed interventi da remoto.

« Logiciels Libre. Ceci fait suite au principe de l’indépendance scientifique nationale, pour que nous ne dépendions pas uniquement de logiciels propriétaires.     Si le savoir n’a pas de propriétaire,    
la propriété intellectuelle en revanche est un piège du néolibéralisme »

Hugo Chávez

Si prepara un nuovo blocco informatico nelle banche ?

Dopo l'esperienza della compagnia di stato petrolifera, gli informatici venezuelani monitorano con attenzione i tentativi di dislocazione dei centri di controllo finanziari e bancari.

Ecco la lettera aperta in seguito alla decisione della Banca del venezuela Gruppo Santander di dislocare il supporto informatico in Messico.


Telesur

Su proposta Venezuelana e Cubana si crea telesur: una Televisione latinoamericana che rompe il dominio rivale di CNN e di BBC e il pensiero unico

Estratto dall'articolo di Gennaro Carotenuto (Qui l'articolo completo)

La televisione continentale latinoamericana parte domenica 24 luglio. Rompe il monopolio informativo statunitense sul continente contribuendo anche nell’informazione alla costruzione di un mondo multipolare e offrendo un poderoso strumento per l’integrazione culturale e politica del continente ribelle.

Questa volta i governi progressisti e popolari saldissimi in tutta l’America Latina atlantica l’hanno fatta grossa. Tutti insieme il venezuelano Hugo Chávez, l’argentino Nestor Kirchner, l’uruguayano Tabaré Vázquez, il cubano Fidel Castro e –più defilato anche per motivi linguistici- il brasiliano Lula da Silva hanno messo in marcia il più grande progetto di integrazione comunicativa al mondo.


Da domenica 24 luglio, con base a Caracas e redazioni in tutto il continente, Telesur –Telesud- sarà in onda dalla Terra del fuoco fino al Canada raggiungendo 370 milioni di ispanoamericani, 180 milioni di brasiliani, 50 e più milioni di latinos negli Stati Uniti e 100 milioni di spettatori che parlano spagnolo in Europa Occidentale e Nord Africa.

Sono 700 milioni di spettatori potenziali, nessuna televisione al mondo può farsi capire da così tante persone con una missione così chiara come quella indicata nello slogan della televisione nelle parole di uno dei più grandi artisti latinoamericani del XX secolo, il pittore uruguayano Joaquím Torres García: “Nuestro norte es el sur”, che in maniera meno evocativa va tradotto in “La nostra bussola punta a sud”.

Telesur, ed è la prima mossa decisiva, offre da oggi un punto di vista alternativo, come già Al Jazeera ha fatto per la regione mediorientale. Si chiama pluralismo, anche se il Nord del mondo guarda con sospetto a tutta l’informazione che non risponde ai dogmi e cosiddetti valori del dio mercato o che non stia dalla parte dei vincitori del modello. Epperò sarà difficile per tutti eludere Telesur, fare come se non esistesse. Non sarà più solo il Nord, le televisioni statunitensi con la loro logica commerciale spacciata per indipendenza, a dettare l’agenda informativa.

Educati a pensarsi divisi, con Telesur i latinoamericani hanno uno spazio per scoprirsi uniti dagli stessi problemi ma anche dalla stessa storia e cultura. E “integrazione” oggi è la parola proibita che Telesur gioca nella battaglia delle idee. I media del Nord hanno educato i latinoamericani a considerare velleitario, sconveniente e pericolosa l’integrazione latinoamericana.

E “Integrazione” è oggi una parola più proibita di “socialismo”, più scomoda di “imperialismo”, più peccaminosa che ricordare che tutto il continente è stato integrato dall’essere vittima dello stesso terrorismo, che tutti i desaparecidos sono spariti per lo stesso motivo e che tutti i torturatori hanno imparato a torturare nella stessa scuola, la scuola delle Americhe, a Fort Benning, il progetto statunitense di integrazione delle violazioni dei diritti umani. La memoria e la denuncia sono le ragioni d’essere di Telesur, una televisione che nasce antica, nella sua idea di servizio pubblico, ma allo stesso tempo modernissima, necessaria e incredibilmente sovversiva.

Beto Almeida, popolare giornalista televisivo brasiliano, e direttore della sede di Brasilia della televisione sostiene a chi scrive che la tv è già in grado di contrarrestare i piani del governo statunitense per metterla sotto silenzio: “Possono fare molto ma abbiamo contromosse. Possono farci escludere dai satelliti, ma non controllano e non possono abbattere tutti i satelliti. Possono corrompere le imprese di Tv via cavo o via satellite perché non ci veicolino, ma queste sono migliaia e stanno sul mercato ed hanno interesse ad offrire il nostro prodotto ai loro clienti”

Al Jazeera, come la televisione jugoslava, in Iraq è stata bombardata più volte. Ma la battaglia di idee per la prima volta da oggi si svolge competendo sullo stesso campo: il telecomando di centinaia di milioni di latinoamericani.

Altro che Indymedia! Altro che blog! Altro che Telestreet, ultima frontiera dello snobismo informativo italico. Con Telesur, l’informazione antagonista non è più patrimonio di minoranze iniziate alla politica o navigatori solitari, ma diviene disponibile per tutti. La smodatezza dell’ira con la quale prima ancora che inizino le trasmissioni rispondono dagli Stati Uniti in fondo rassicura, perché, come diceva José Martí, “una trincea di idee vale di più di una trincea di pietra”.

 

 


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