Diliberto a Rinascita: "Avanti col progetto"
6 dicembre 2007 di Enrico BorelliniDieci giorni di fuoco quelli che ci siamo lasciati alle spalle: prima la fiducia turandosi il naso, la foto del segretario del Pdci che faceva quel gesto e che campeggiava su tutti i giornali era eloquente piu' della dichiarazione di voto; lo strappo con gli alleati della "cosa rossa" il giorno dopo quando il Pdci ha deciso di non votare il provvedimento nonostante la fiducia del giorno prima; il colloquio con Veltroni; ora la partenza in commissione Affari costituzionali della riforma della legge elettorale. Cosa sta succedendo? "Andiamo con ordine" - dice il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto - "Partiamo dal voto di fiducia. Se fossi stato il premier, avrei sfidato a palazzo Madama i centristi che avevano preannunciato di non votare la fiducia. Dini davvero si sarebbe accollato l'onere di far cadere il governo?". Ma adesso siete in difficolta'. Lo riconosco, siamo in difficolta'. Perché siamo persone perbene e invece dentro la coalizione di maggioranza c'e' chi si comporta in maniera scorretta. Chi si comporta in maniera scorretta? La vicenda del welfare e' emblematica: abbiamo lavorato in commissione alla Camera su un testo che non ci piaceva. Ma per elementare senso di lealta' verso il governo abbiamo accettato la logica emendativa. Abbiamo ottenuto degli emendamenti votati da tutta la maggioranza. Dopodiche' Lamberto Dini, dall'alto della torre di Radicofani, novello Ghino di Tacco, ha minacciato: se passano quegli emendamenti faccio cadere il governo. A casa mia questo si chiama ricatto politico. Prodi vi ha ceduto, ha accettato che Dini divenisse di fatto il capo della maggioranza. E’ lui che determina la politica del governo. A ricatto, ricatto e mezzo? Sfido chiunque a sostenere che noi Comunisti italiani abbiamo mai posto ultimatum. Ma a questo punto si apre una fase nuova. Dopo aver votato un'ennesima volta la fiducia, con molta sofferenza, anche sul welfare, d'ora in poi su ogni provvedimento vogliamo discutere e se non si troveranno soluzioni per noi accettabili voteremo contro. Prodi non ha avuto il coraggio di sfidare Dini al Senato ponendo la fiducia: e' stato stabilito il principio che due senatori valgono piu' di 150 parlamentari della sinistra. Questo deve finire: chiediamo cose di buonsenso e non la luna: speriamo che in futuro Prodi ascolti noi e non la Confindustria. Altrimenti ne trarremo le conseguenze. Oltretutto nei nostri confronti Prodi ha un debito grande come una casa, stipulato nel '98: nessuno puo' accusarci di non essere unitari perché parla tutta la nostra storia. Confesso di essermi sentito tradito in questa vicenda. E non ce lo meritavamo. Confindustria non avrebbe "permesso" all'ex presidente del Consiglio di bocciare un provvedimento che agli industriali da' un bel po' di quattrini. Per questo Dini e' tanto arrabbiato. Ma allora perché invece Prodi si e' piegato? Perche' ha preferito una linea di, secondo lui, sicurezza. Ma e' stato immediatamente tradito perche' Dini, subito dopo, ha chiesto un cambio del quadro politico. Insomma un pessimo affare per tutti. Ma ora anche Rifondazione vuole una verifica a gennaio. Hai detto no: perche'? Non ho detto no, ho detto che la verifica mi pare un rito stantio e inutile. Molto piu' di una verifica sono necessari fatti concreti. Io quelli attendo. Niente nuovo programma a gennaio e niente Prodi-bis... Io sono molto poco appassionato a queste alchimie politiciste. Piu' che delineare prospettive future vorrei vedere da subito, non da gennaio, dei provvedimenti del governo a favore dei piu' deboli. Ad iniziare dai precari. Ma anche la sinistra e' divisa. C'e' stato uno scontro con Rifondazione e Sd, e sempre sul welfare. Hanno accusato i Comunisti italiani di slealta' ... Rifondazione in tutta la vicenda del welfare ha assunto un atteggiamento che, lo dico con molto rispetto, non e' stato utile: hanno alzato il tiro chiedendo tutto, senza preoccuparsi di portare a casa qualche risultato. Un boomerang. Bisogna riconoscere che anche Rifondazione sta pagando un prezzo alto per la sua lealta' al governo. Oggi non vedo piu' i motivi che ci portarono nel '98 alla scissione da Rifondazione quando fece cadere Prodi. Ma io non faccio polemiche con i miei alleati di sinistra. Abbiamo voluto dare un segnale: io, il capogruppo e il presidente dimissionario della Commissione lavoro (e dico bravo a Pagliarini) abbiamo votato a favore. Il gruppo dirigente del partito si e' assunto la responsabilita' di votare anche quello che non ci piace. Il non voto - non il voto contrario - degli altri deputati e' un messaggio al governo. Solo ad esso. Questo: per cortesia, tenete conto che ci siamo anche noi. Mossa "sleale", iniziativa "propagandistica". A sinistra sono ancora tutti furibondi per lo strappo del Pdci sul welfare? Ripeto, io francamente non ho compreso la fibrillazione. Noi abbiamo mandato un messaggio al governo, non certo ai nostri alleati. Del resto avevamo annunciato che sui provvedimenti avremmo valutato singolarmente. Ma a giudicare dalle reazioni, Rc, Sd e Verdi non sembravano aspettarselo. Con le ripicche non si va da nessuna parte. Io avrei potuto protestare per l'abbandono della commissione Lavoro, che ho trovato sui giornali e non era stato concordato. Ma Rifondazione e' un partito e decide da sola. Non siamo ancora nella fase in cui c'e' un vincolo di alleanza tra noi. Messa cosi', sembra una ripicca per la mancata difesa del presidente Pagliarini... No, no. Ripeto: era un messaggio al governo che mi pare sia stato recepito. Quindi incidente chiuso? Nella riunione dei segretari c'era un clima assai disteso. Non ci saranno conseguenze sul cammino della "cosa rossa"? E dagli con la "cosa rossa"! E' un brutto nome: mi richiama infauste memorie. Porta jella: la Cosa uno, due, tre... Mai una che sia andata bene. Cambiamo nome subito, ma facciamo andare avanti il progetto. Perche' c'e' un'esigenza oggettiva di ricomporre le forze di sinistra per pesare di piu'. Crediamo in un'aggregazione confederativa, dove ciascuno rimane quel che e'. Un esempio. Nessuno puo' chiedermi di fare la Bolognina con 17 anni di ritardo: se sono rimasto comunista per tutti questi anni vuol dire che ci credo. Parimenti non posso chiedere a Fabio Mussi, che nel '91 ha sancito la sua fuoriuscita dal comunismo, di tornare a essere comunista. Ma entrambi possiamo convivere in un soggetto confederativo dove ciascuno continua ad avere il proprio simbolo e la propria identita' ma in un contesto piu' forte dell'attuale frammentazione. Nella prossima primavera contiamo di sperimentare in qualche elezione amministrativa di peso se questa formula funziona o meno. Ma come la chiamiamo? L'unita' della sinistra. A che punto siete sul simbolo? Avremo un simbolo comune alle principali elezioni amministrative per avviare una sperimentazione. E' un fatto politico molto importante. E come sara' il nuovo simbolo? E' ancora in corso la discussione. Io continuo a sostenere che debba trattarsi di un simbolo nuovo e visibile che pero' contenga anche i riferimenti ai simboli dei partiti che fanno parte della confederazione. Per due motivi: identitario ed elettorale. E' un po' il dilemma veltroniano tra ulivismo e discontinuita'. Un simbolo per affermarsi ci mette molto tempo. Se lo immaginiamo totalmente nuovo e poi prende pochi voti, finisce che l'intero progetto di unita' della sinistra va a farsi benedire. Insomma, terresti la falce e il martello? Si', e' la mia opinione. Ma anche il Sole che ride. I simboli di tutti i 4 partiti. Non c'e' il rischio caleidoscopio? Ci sono mille soluzioni grafiche adatte. Riforme: il giro di consultazioni di Veltroni e' utile o e' meglio che sia Prodi a riprendere in mano la materia? Veltroni e' il capo del partito piu' grande dell'Unione. Non vedo perché non debba consultare tutti. Com'e' andato l'incontro col leader Pd? E' stata una bella discussione politica, come non mi riusciva da un po’ di tempo con esponenti del Pd. Un incontro che giudico molto positivo. Franco e soddisfacente perché ho visto Walter aperto a ragionare anche assieme a noi. Ha capito quello che chiediamo e di questo lo ringrazio. E se dovesse arrivare ad un'intesa con Berlusconi, sarebbe un fatto positivo o minerebbe la stabilita' del governo? Intanto vedo difficile trovare un accordo con chi non lo vuole. Poi vedremo il merito. Comunque visto che parliamo di modifiche costituzionali e' evidente che serve un accordo piu' largo di quello di governo. Sul piano elettorale gli ho detto che, invece di guardare Oltralpe, dovremmo rifarci a un sistema che funziona benissimo: quello delle consultazioni regionali. Garantisce la governabilità e il bipolarismo, le mie due "bussole", e quindi consente ai cittadini di decidere da chi essere governati, senza lasciare mani libere ai partiti dopo le elezioni, e garantisce la rappresentativita' di tutte le forze politiche. Ma se i partiti maggiori si metteranno d’accordo su un qualche tipo di proporzionale in salsa tedesco-iberica, voi e le altre forze di sinistra non rischiate di rimanere con un palmo di naso? Non hanno i numeri per imporre una soluzione di quel tipo. La legge elettorale si vota a scrutinio segreto. Sono pronto ad accettare scommesse: se si fa quel tipo di accordo fra il partito di Berlusconi, comunque si chiamera', e Veltroni, almeno meta' del Pd votera' contro; i fedeli del bipolarismo sono molti. Noi non siamo d'accordo, An e Udc neppure. Insomma, di qui non si passa: bisogna trovare una soluzione che tenga insieme le esigenze di quasi tutti, non solo dei due piu' grandi. Non temi che la ventilata nascita di un terzo "polo", di centro, vi metta ko? Sarebbe un ritorno alla deleteria politica dei due forni. Ci stanno provando, ma ovviamente dipendera' dalla legge elettorale: se rimane il bipolarismo questo disegno fallisce. Se invece si realizzasse consegneremmo una sorta di "golden share" al partito neocentrista che, di volta in volta, deciderebbe con chi allearsi: uno scenario agghiacciante. Se una riforma elettorale non passa per veti incrociati passera' il referendum. E' opinione comune che cio' favorira' i partiti maggiori. Non temi che possa passare proprio da qui un vostro ridimensionamento? C'e' un piccolo particolare, si fa per dire, che tutti omettono di ricordare: il referendum riguarda solo le elezioni per la Camera, mentre proprio le piu' discutibili regole per il Senato non cambierebbero. Inevitabile dunque che di una legge di riforma, anche se passa il referendum, poi si debba tornare a parlare. Senza contare che l’esito referendario porrebbe enormi problemi di costituzionalita': il primo dei partiti, anche solo con il 25 per cento dei voti, avrebbe la maggioranza assoluta dei seggi a Montecitorio. Ma allora proporzionale o maggioritario? Possono coesistere entrambi. Si vota in questo modo per i comuni, le province e le regioni. Due schieramenti e dentro ciascuno i partiti. Cosi' il meccanismo funziona. Confermi che sul welfare al Senato non ci saranno incidenti? Li' si vota solo la fiducia. Noi siamo persone serie. Qual'e' il messaggio che hai voluto mandare al governo? Cosa si aspetta il Pdci dalla verifica? Ci aspettiamo fatti. Supponiamo che la verifica si faccia, perché da qui a gennaio c'e' un sacco di tempo, la verifica e' una riunione. Bene: sul welfare gli emendamenti erano stati concordati in una riunione e poi il governo se ne e' fottuto, i lettori perdonino l'espressione, e li ha cassati. Fatti concreti, dunque. Quali? Cosa aspettano a dare un segnale sui precari? Il governo presenti un ddl su questo tema angosciante che comprende gli interinali, cosi' disperati da aspirare a diventare precari. Persino Draghi ha scoperto che i salari sono troppo bassi. Un ddl da presentare prima della verifica? Sotto Natale? Anche come regalo della Befana... Come valuti l'ipotesi di un rimpasto? Se si tratta di tagliare il numero dei ministri sono d’accordissimo. Poi ripeto: il governo vari un’agenda a favore dei ceti piu' deboli e la attui. Per ora, siamo rimasti scottati.
sinistra federata
documento del PdCI, 16-11-2007
Un soggetto unitario, plurale e federato. Questo e' il primo importante esito dell'avvio dei lavori del coordinamento nazionale per l'unita' della sinistra. Il nostro Partito presente con Sandra Cerusico, Orazio Licandro, Gloria Malaspina e Jacopo Venier ha posto alcuni punti fermi dall'esigenza di unire la sinistra alla preservazione delle identita' come elementi di ricchezza e non di inutile zavorra, dall'assemblea generale della sinistra alla scelta di un simbolo unitario evocativo, con una carica comunicativa cosi' forte da favorire l'istintiva identificazione del popolo della sinistra.
Dopo la grande manifestazione popolare del 20 ottobre e le crescenti aspettative di unita', l'appuntamento dell'8 e 9 dicembre rappresentera' allora un altro passaggio cruciale della nuova sinistra italiana lungo il difficile, faticoso ma appassionante versante della costruzione dell'unita'. Un altro grande appuntamento in cui il popolo della sinistra sara' chiamato a partecipare all'ambizioso progetto di federare le forze della sinistra, e che dovra' vedere nuovamente il Pdci come fondamentale protagonista.
Ma sara' anche un'occasione straordinaria che ci consentira' di parlare ad un'opinione pubblica assai piu' vasta con il meglio della cultura italiana di sinistra e progressista, attraverso un'intera giornata dedicata ai temi piu' caldi: dal lavoro ai diritti individuali, dai saperi alla pace, dall'ambientalismo alla legalita' e alla lotta alla mafia, per gettare le fondamenta di una Carta degli intenti che segnera' il profilo, la fisionomia della nuova sinistra unita e federata. Unita', dunque. Unita' che significhera' federazione di tante soggettivita', delle diversita' attraverso cui oggi si declina il carattere plurale della sinistra italiana. Senza alcuno scioglimento, senza alcuna abiura o rinuncia ad identita', storie, tradizioni, valori, senza alcuna relegazione in soffitta tra i polverosi ricordi di famiglia dei rispettivi simboli.
Ecco perche' il rafforzamento del nostro Partito non deve avere soste, ma continuare incessantemente con assoluta determinazione in ogni angolo del Paese, consapevoli che piu' forti saranno i Comunisti Italiani e piu' forte e salda sara' la nuova sinistra federata.
Orazio Licandro - Responsabile nazionale dell'organizzazione"Che cosa ci sta a fare la sinistra al governo?
Ci sta non solo per difendere quel (non molto) che resta del quadro democratico (dal berlusconismo, dal sicuritarismo, dall'emergenzialismo), ma per ottenere quel (non molto) di redistribuzione sociale e tutela dei diritti che pero', altrimenti, si ridurrebbe a zero.
Rina Gagliardi, Liberazione del 17 novembre 2007Diliberto: Su precari vinta battaglia del Pdci per stabilizzazione. 15 novembre 2007. "La nostra soddisfazione e' grande. Il testo approvato al Senato sulla stabilizzazione dei precari e' frutto largamente della battaglia dei Comunisti Italiani e della sinistra. Il testo stabilisce percorsi certi e date sicure per la trasformazione del precariato nel pubblico impiego, in lavoro a tempo indeterminato, cioe' sicuro. Restano fuori al momento i lavoratori interinali. Non li abbiamo dimenticati. E' la categoria al momento maggiormente sfruttata ed e' per noi l'impegno, la frontiera, della prossima legge Finanziaria".
PDCI-PRC-SD-VERDI, SIMBOLO COMUNE ALLE AMMINISTRATIVE
La "Cosa Rossa" si prepara alle amministrative alle quali si presentera' sotto lo stesso simbolo elettorale. Lo hanno stabilito oggi in una riunione i responsabili dei dipartimenti Enti Locali del Prc, Pdci, Verdi e Sinistra democratica che hanno "evidenziato l'auspicio di giungere rapidamente, gia' a partire dall'assemblea dell'8 e del 9 dicembre, alla definizione, attraverso la partecipazione delle cittadine e dei cittadini, del sindacato e delle associazioni, di elementi programmatici comuni in previsione delle elezioni amministrative del 2008". Le quattro forze politiche della sinistra, spiega un comunicato, intendono costituire liste comuni. Per queste ragioni, spiega ancora il comunicato del Prc, Pdci, Verdi e Sd, viene auspicata la rapida definizione di un simbolo comune che possa essere utilizzato alle prossime amministrative. Sul terreno delle alleanze, pur ribadendo l'assoluto aspetto strategico della coalizione delle forze dell'Unione, si rimarca che la definizione del programma e i criteri per la scelta delle donne e degli uomini per dare continuita' alle esperienze di governo, per vincere laddove oggi siamo opposizione, dovranno avvenire con il pieno coinvolgimento di tutti e con la pari dignita' tra il Partito democratico e la Sinistra.
Adn Kronos del 09/11/2007NO A LISTE UNICHE SENZA SIMBOLO COMUNISTA A ELEZIONI
"Esprimiamo il nostro piu' forte dissenso, di merito e di metodo, dalla decisione del gruppo dirigente del Prc di sottoscrivere un comunicato congiunto con Sd, Verdi e Pdci con cui ci si impegna a dar vita a liste comuni con un simbolo unico non comunista alle prossime elezioni amministrative". Lo affermano in una nota i parlamentari del Prc Fosco Giannini e Luigi Pegolo, e il capogruppo di Rifondanzione comunista in Emilia Romagna Leonardo Masella. "Sarebbe un tragico errore - scrivono- controproducente per i risultati elettorali della stessa sinistra, presentare liste comuni, senza i simboli delle diverse forze di sinistra, in presenza di una legge elettorale come quella esistente per le elezioni amministrative, che consente di presentare ampie coalizioni di liste a sostegno di programmi comuni e candidati unitari di sinistra. Dove negli scorsi anni si sono fatti esperimenti di liste uniche, si sono ampiamente persi voti e seggi consiliari. La cancellazione del simbolo del Prc in competizioni elettorali nelle quali non sarebbe necessario - prosegue la nota - e' allora motivata solo dalla pervicace volonta' di superare il partito in un nuovo soggetto politico non piu' comunista, come proposto negli ultimi tempi da autorevoli esponenti del partito, la qualcosa e' uno degli argomenti piu' controversi in discussione nel prossimo imminente congresso. Si tratta pertanto di una grave violazione del metodo democratico - concludono - su una scelta peraltro di grande portata. Non c'e' mai stata finora, infatti, nessuna formale decisione in tal senso di nessun organismo politico del Prc, ne' del Cpn ne' della Direzione, e quindi nessun mandato a sottoscrivere il comunicato in questione.
Adnkronos sabato 10 novembre 2007La Cosa rossa frana anche sulla sicurezza
Pur di fare il leader della Cosa rosa Nichi Vendola cambia la sua natura da garantista libertario in securitario. Almeno e' piu' onesto Milziade Caprili che l'ha sempre pensata cosi'! Pietro Folena, leader della inesistente "Sezione italiana della sinistra europea", se la prende con Liberazione e si schiera con Veltroni. Grande e' la confusione sotto il cielo della Cosa rosa e del Prc. Quel che e' certo e' che anche sulla sicurezza le sinistre sono ancora due, una riformista, moderata e securitaria, l'altra comunista, libertaria e antagonista ad un capitalismo sempre piu' razzista, imperialista e guerrafondaio.
A sinistra "reprimere" non e' piu' un tabu' (Il Messaggero)
Vendola e Bertinotti. La sicurezza si fa rossa (Il Riformista)
Bertinotti: serve autocritica (Il Messaggero)
Intervista a Rossana Rossanda
Valentino Parlato: Il decreto ammazza poveri (Il Manifesto)
Commento Contropiano
Commento di Leonardo Masella
Commento di Elisabetta BorioniSpostato il Cpn del Prc. Perche'?
La riunione del Cpn convocata per avviare la fase congressuale del Prc e' stata rinviata sine die. E allora non ci si puo' lamentare che Liberazione decida di aprire il dibattito sul governo. E chi ha deciso di dar vita agli Stati generali della sinistra prima del congresso e senza neanche un CPN ? La segreteria nazionale e' attanagliata dalla paura di produrre un dibattito vero, con posizioni anche diverse, sulle due questioni fondamentali che ci sono di fronte: la partecipazione del Prc al governo e il superamento, piu' o meno graduale o mascherato, del Prc o della sua autonomia. Ma eludere i problemi (come fa il documento congressuale proposto da Giordano che sembra scritto su Marte nel 2027) e' il modo peggiore per affrontare i problemi. Tant'e' vero che la discussione sul governo, evitata da mesi negli organismi dirigenti, alla fine esplode su Liberazione. Il malessere nel partito e' enorme. Il gruppo dirigente, abbarbicato nelle istituzioni, non lo vede e non lo vuole vedere. La cosa pii' saggia sarebbe fare un congresso vero e democratico, dando agli iscritti la possibilita' di pronunciarsi e di scegliere la linea fra posizioni chiare e alternative, sia sul governo che sul partito. Rifondazione Comunista e' di proprieta' degli iscritti, non di Liberazione, della segreteria nazionale o dei gruppi parlamentari. Pubblichiamo un articolo sul Riformista che rende l'idea, sia pure in parte, della situazione nel Prc e nella Cossa rosa.
leggi il riformistaPer un sindacato indipendente e di classe
La nascita del Pd favorisce la costruzione di un sindacato unico moderato e concertativo a egemonia Cisl. L'intervista a Cremaschi e l'intervento di Pierpaolo Leonardi sull'ultimo numero della Rinascita riaprono il dibattito sul problema dell'assenza di un sindacato di classe in Italia.
Leggi: La svolta moderata danneggia la Cgil. Intervista a Cremaschi
Sindacato di classe e di massa, la nuova sfida. Intervento di P. Leonardi
Il Prc parla tedesco e frena sulla Cosa rossa
di ALESSANDRO DE ANGELIS su Il Riformista del 08/11/2007
L'OBIETTIVO DELLA LEGGE ELETTORALE
Il governo, sostanzialmente, ha accolto le richieste di Rifondazione sul decreto sicurezza, che ieri ha ottenuto un primo si' in commissione Affari costituzionali del Senato, almeno su due aspetti: il ruolo dei giudici ordinari e la reintroduzione del reato di razzismo. E le distanze tra il Prc e l'esecutivo si sono accorciate anche su un altro punto dirimente, riguardante la Finanziaria, come l'emendamento sulla stabilizzazione dei precari. La mediazione raggiunta prevede un concorso (voluto dai diniani) per i precari ma al tempo stesso un riconoscimento in termini di punteggio degli anni in cui sono stati in servizio (voluto da Rifondazione).
Futto risolto, quindi, dalle parti della sinistra-sinistra? Nient'affatto. Basta la lettura dei giornali di ieri per capire che il clima che si vive e' piuttosto teso: L'outing di Ferrero su Liberazione a proposito del suo voto favorevole al decreto sicurezza prima maniera oppure l'intervista sul Corriere di Valentino Parlato ("La sinistra e' piu' a suo agio all'opposizione") manifestano qualcosa di piu' di un fastidio verso l'esecutivo. Dentro Rifondazione poi l'insofferenza e' tangibile. Conseguenza: il partito di Giordano prova a resistere sul governo e frena sulla Cosa rossa. Ma andiamo con ordine.
Sul primo punto il ragionamento che si fa in via del Policlinico suona piu' o meno in questi termini: peggio di cosi' non potrebbe andare, sulle questioni piu' qualificanti del programma non si e' incassato nulla (dall'abolizione della legge 30 alla commissione sul G8) ma, vuoi perche' sul campo c'e' l'ipotesi della Cosa rossa che ha bisogno di tempo, vuoi per una sorta di "complesso del '98", se Prodi deve cadere, deve cadere al centro. E questa ipotesi non viene vissuta affatto come una iattura, anzi. Anche perche' le voci che girano sul rimpasto post natalizio non sono da salutare con le bollicine: in caso di riduzione dei ministri il nuovo assetto - caldeggiato da Veltroni - mirerebbe a togliere esponenti della sinistra-sinistra dai dicasteri sociali. Quindi, nonostante Giordano abbia chiesto in direzione a gran voce di ridefinire l'azione del governo e delle sue priorita', perche' la fiducia "non e' sine die", l'obiettivo reale e', come dice il sottosegretario all'Economia Alfonso Gianni, "resistere, resistere, resistere". Afferma Gianni: "Il quadro e'tutt'altro che entusiasmante, ma - realisticamente - andarsene adesso all'opposizione significherebbe condannarsi all'inutilita'. Occorre utilizzare questo momento per trovare un'intesa su una legge elettorale sul modello tedesco che potrebbe permetterci, domani, di fare un'opposizione visibile". Le due conseguenze, subordinate all'assunto principale, sono: primo, che la legge elettorale segna comunque la dead line del governo; secondo che, se questo e' l'obiettivo, lo si puo' raggiungere con Prodi, ma anche con un esecutivo ad hoc. Il gruppo dirigente bertinottiano prova in tal modo a governare un partito con le opposizioni interne sul piede di guerra. Paradossalmente ma non troppo, infatti, il 20 ottobre - rivelatosi piuttosto innocuo verso palazzo Chigi - sta dando non pochi problemi a Giordano che non ha in mano risultati spendibili per compensare le aspettative del "popolo rosso".
Fin qui il governo. E la Cosa rossa? Alla commissione preparatoria del prossimo congresso, riunitasi qualche giorno fa, Giordano aveva presentato la sua tesi congressuale per "un soggetto unitario e plurale", con lo scopo, alzando l'asticella su un obiettivo ambizioso, di raggiungere agevolmente quello piu' realistico di una federazione tra partiti. Ma molti membri della maggioranza di Rifondazione (vicini a Ferrero, Russo Spena, Grassi) hanno chiesto di modificare la proposta nella direzione di "un partito unitario, plurale e federato". Conseguenza: riunione aggiornata e asticella abbassata. L'ipotesi ora diventa una federazione intesa non come tappa ma come meta. Il che significa, per il futuro, non sciogliere i partiti esistenti. Rispetto a qualche tempo fa si tratta di una bella frenata. E, ad oggi, i futuri compagni di viaggio della Cosa rossa frenano tutti. Anche chi accelera. In che senso? Nella Sinistra democratica i dirigenti piu' vicini alla Cgil, contrari all'abbraccio con Rifondazione, sostengono che la federazione non basta e che bisogna andare "oltre" i partiti esistenti, altrimenti non ne varrebbe la pena. Dal momento che i piu' non lo vogliono fare, equivale ad essere contrari. Anche i verdi sulla sicurezza sembrano aver fatto le prove generali della "Cosa rotta", sostenendo piu' le posizioni del governo che le critiche del Prc. Per non parlare di Diliberto che balla da solo (in Italia e a Mosca) e vuole una specie di "Cosa russa". Conseguenza: cio' che resta del progetto iniziale e' il tandem tra Giordano (ingabbiato nella sua maggioranza) e Mussi (senza sindacalisti). Non e' un caso che la preparazione degli stessi stati generali della sinistra previsti per l'8 e il 9 dicembre, dicono da Rifondazione, e' in alto mare. Anzi non si sa nemmeno se si terranno.
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riprodociamo qui sotto, la lettera di risposta ad una proposta dei compagni di rifondazione di Bruxelles.
Arrivataci agli inizi di luglio, la proposta e' stata discussa dal direttivo della Federazione via e-mailOra la risposta di Rifondazione
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Partito dei Comunisti Italiani
federazione Europa
il segretario
Bruxelles, 19 settembre 2007
comunisti insieme
Care compagne e compagni di Rifondazione,
vi ringraziamo per la vostra proposta di rafforzare il gia' proficuo rapporto di collaborazione tra le istanze dei due nostri partiti in Belgio con la creazione de l' "Unita' Comunista di Bruxelles (UCB)".
Desideriamo innanzi tutto comunicarvi che l'esito del dibattito nel direttivo di Federazione e' stato molto positivo. Tutte le compagne ed i compagni condividono la necessita' di iniziare un percorso di lavoro comune tra comunisti e vi sottoponiamo concrete proposte per iniziare questo percorso comune.
Come sapete la Federazione Europa del PdCI e' presente in 13 Paesi dell'Unione europea (qui la fotografia delle nostre presenze), abbiamo circa 700 iscritti concentrati principalmente in Svizzera (350), Belgio (100) e Germania (100).
Riteniamo che il lavorare insieme possa e debba esprimersi a livello di circoscrizione Europa ed esprimersi attraverso la costruzione di piattaforme politiche ed iniziative di lotta per migliorare le condizioni di vita degli italiani emigrati nel Vecchio continente.
E' necessario dunque iniziare un dibattito fra le nostre rispettive Federazioni sui temi principali che ci riguardano.
A tal fine proponiamo di prepararci per armonizzare programmi unitari per presentare una lista comune della sinistra alle prossime elezioni dei Com.It.Es.
Il primo elemento di discussione dovra' riguardare l'elaborazione di una proposta comune su:
- riforma Consolati e loro ridimensionamento da parte del MAE
- riforma e nuovi poteri dei Com.It.Es
- rapporti cittadino / Stato italiano
- identita' e integrazione (scuole italiane, etc.)
- emarginazione sociale
- patronati
- etc.
In seguito dovremo verificare l'esistenza delle condizioni per la presentazione di una lista comune della sinistra dell'emigrazione che comprenda non solo i partiti comunisti ma anche i partiti della sinistra italiana presenti nell'emigrazione come anche le associazioni indipendenti che da sempre sono schierate a sinistra.
Siamo coscienti che si tratta di un programma ambizioso, ma esso ci viene imposto dalla realta' disfatta e stantia che circonda anche le scorse liste - Ulivo per i Comites, Unione per il Parlamento italiano - e soprattutto il vuoto pneumatico dei suoi eletti (sia nei Comites che in Parlamento) che tanto danno stanno facendo: aumento della disaffezione alla partecipazione, delusione, abbandono della lotta, scarso impegno elettorale e via elencando. Insomma tutto cio' ci obbliga a fare un salto di qualita', essere forma fenomenica, del nostro lavorare insieme.
La comune esperienza della Petizione RAI ci induce a non sottostimare le difficolta' del processo in corso ma anche la grande opportunita' che si presenta alla sinistra, alla sinistra di classe e comunista nell'emigrazione.
Concretamente, ed anche per rispondere puntualmente alle domande rivoltici:
1. Proponiamo l'apertura di un tavolo programmatico fra le due federazioni sui punti sopraelencati, o altri da voi aggiunti o modificati.
2. Proponiamo un'altra denominazione per il processo di lavoro congiunto. Non gia' "Unita' Comunista di Bruxelles, UCB" quanto "Comunisti insieme". La ragione di questa proposta risiede nel fatto che la denominazione da voi proposta rammenta troppo condannate ed inaccettabili esperienze passate nel nostro Paese. Non disaccordo politico sulla proposta ma solamente sulla denominazione. Ovviamente siamo aperti a qualsiasi proposta al riguardo.
3. Le nostre sedi in Belgio, Germania e Svizzera sono disponibili ad aprirsi al Prc; come indicato anche da voi, con il pagamento della relativa parte di affitto e spese. Caso per caso da verificare.
4. Per quanto attiene alle organizzazioni di massa o associazioni culturali riteniamo che il processo non possa e non debba ripercuotersi come una cinghia di trasmissione a tali livelli ma riguardare esclusivamente i due partiti.
Fraterni salutiRoberto Galtieri
per la Federazione Europa del PdCI
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